3.27.2005

Maramao il tempo e la morte.

Quanto segue é parte di una mia risposta data ad una persona che si domandava cosa fosse il tempo dopo la morte o qualcosa del genere, ora non ricordo. Ne approfitto anche per salutarla quella persona: ciao Zia Kamala! ^_^

Oggi é Pasqua (Auguri, stronzi), io ho la febbre a 40, ho il cuore incasinato e, dato che ci siamo, é da un po' che non faccio la cacca. Buona lettura ed alla prossima, vado a rompere l'uovo: sono curioso di vedere che tipo di orecchini ci trovo dentro quest'anno.


Allora. Quello che dici ha un senso pieno, e mette per iscritto alcuni dei ferali dubbi che assalgono chi decide di analizzare (occhio a questo verbo, *non* è scelto a caso) le scritture, di qualunque professione esse siano.

Insomma, fatti questa domanda: cosa e' il tempo? Riesci a darne una definizione? Personalmente io ci ho provato piu' volte e non ne ho mai trovato una definizione che mi appagasse completamente. La migliore che ho sentito credo sia stata data proprio da quel gran bel pezzo d'uomo di S.Agostino: "Il tempo è l'eternità in movimento".

Insomma, in qualche modo che io non riesco a spiegarti, è come se il tempo fosse una "degradazione" dell'idea platonica di Eternità, una semplificazione della stessa, una sua potabilizzazione atta alla sua parziale comprensione da parte della mente umana. Perche' il dato di fatto è questo: che la mente umana trova proprio nel tempo uno dei suoi più grandi limiti. Pensa solo alla necessità da parte dell'intelletto di capire le cose solo se queste sono ordinabili in termini di un prima e
di un dopo, di un rapporto di causa e di effetto. Questa caratteristica è per molta parte "trasparente" a ciascuno di noi (tranne ad una categoria: gli scemi, ovvero quelli che vivono senza fare troppo affidamento sulla razionalità. Non ho *mai* capito perche' l'appellativo "scemo" debba essere visto necessariamente con valenza negativa). Esiste un omino, un tedesco, un logico con il nome di una Volskwagen, uno che se io potessi lo inviterei a giocare a calcetto una di queste sere, che
ha formulato un semplice teorema, detto "di Incompletezza" che sostanzialmente dice che, dato un insieme di elementi, ne esiste almeno uno che non è possibile descrivere con i rimanenti elementi dello stesso. [Se fossi un matematico ti direi "linearmente indipendente", ma visto che tu, ma soprattutto io, non siamo matematici, ci limiteremo ad apprezzare la straordinaria eufonia di quanto io abbia scritto tra quelle virgolette... :P]. Nel nostro caso, la ragione è proprio quell'elemento, ovvero è un qualcosa incapace di descrivere se' stessa ed i suoi limiti, tempo in primis.

La ragione è un motore *analitico*, e lei (la ragione non tu, figurati se ti do/do'/dò [scegli quello che piu' ti piace :P] del Lei ;) ) sa benissimo che è la sua forza, la sua potenza. Quello che lei non sa è che è anche la sua debolezza, in quanto crogiuolandosi del fatto di saper fare 1 + 1 in qualunque base (torniamo ad apprezzare entrambi l'eufonia di quanto ho scritto), ritiene di essere capace di poter applicare tale forza ad ogni campo dell'umano. E sbaglia tanto presuntuosamente quanto clamorosamente, lasciando che ciascuno di noi si perda nel classico bicchier d'acqua. Da qui capisci perchè io preferisca la versione apocrifa dell'etimologia della frase "ragionamento analitico", ovvero fatto col... ...lo strumento che pensiamo essere il migliore possibile senza capire che lo è solo in un ristretto campo di applicazioni.

Ma torniamo a noi. E al nostro bicchier d'acqua. :)

Cito:

"Come una bambina, mi chiedo: «Se sono santi tutti i morti in Grazia di
Dio, come si può affermare che questi non ci vedono, non ci sentono, non
ci cacano e, contemporaneamente, intercedono presso Dio per noi? Perché
si prega per le anime del Purgaorio, se queste stanno nel sonno beato,
momentaneamente *non* *sono*, e avranno la destinazione solo nel
giudizio finale?»."


Eh, bimba Kamala, e chi ti dice che una volta spogliate le umane vesti il tempo esista ancora? Insomma, se l'eternita' fosse definibile semplicemente come una quantita' infinita di tempo, non basterebbero tutte le Playstation del mondo a colmare la noia e il nostro nuovo mantra diverebbe "che palle", non trovi? :P

Insomma, la tua è una domanda in qualche modo "viziata" dal pensare che dopo la morte si percepisca ancora quello che abbiamo intorno attraverso il collo di bottiglia dei 5 sensi e di quel sopravvalutatissimo senso analitico. Dopo la morte non c'è piu' l'idea di "tempo". Il tempo è come se fosse un rubinetto che gocciola, l'eternità è come se fosse l'oceano.
Prova a pensare a quando vai al mare e ti immergi. Hai mai fatto il bagno di notte? Massi' che lo hai fatto, chissa' quanto ferragosti campali hai trascorso! Prova a pensarti immersa nell'acqua completamente, ad occhi chiusi, al buio, di notte. Riesci piu' a distinguere un sopra ed un sotto? Un avanti ed un indietro? Un dentro ed un fuori? Un inizio ed una fine?

No. Almeno io, eh? :P

Sei solo e contemporaneamente non lo sei, hai l'acqua che ti circonda e che ti sostiene. Se invece di chiamarla acqua la chiami XXX (tre lettere a caso.. :P) e pensi a te come una gocciolina d'acqua hai una buona approssimazione di quello che intendo io per eternità e per vita dopo la morte.

Un eterno durante. In cui sei tutto ed in comunione con tutto.


Un Maramao che per queste ed altre ragioni io non riesco a non immaginare una vita lontano dal mare. Emminghia, che mo la smetto che senno' mi commuovo... :P





Appendice.

Un paio di osservazioni aggratis sulle Scritture. Io le trovo molto confusionarie, spesso mi sembra vertano un po' troppo sulle cose "umane", quasi come se fossero (Vecchio Testamento in primis) piu' un manuale che altro. Probabilmente un mio limite strutturale. Adoro invece i koan zen. Perche' non dicono nulla, ma porcaccia miseria, riesco sempre a vederci dentro cose tremendamente chiare che se provo a spiegarle finisco con lo scriverci i libri. Ho provato a leggere anche qualche sura del Corano, e per quel poco che ho letto mi è piaciuto (la storia del paradiso in cui ci sono le vergini con le tette turgide ha
generato in me un inspiegabile senso di aspettativa... :P). Mi piace, e molto, S.Agostino, che se non trovo Goedel (il tipo con il nome di una Volskwagen di cui dicevo prima) chiamo lui a giuocare a calcetto. :P

E ancora. Si tende spesso a pensare che esista una cultura scientifica ed una umanistica. Nulla di piu' falso. Si fa la distinzione quando, inconsciamente o meno, si crede che parli di cose diametralmente opposte ignorando di come il nostro sia un piccolo mondo ed una piccola vita. E lo diceva Tonino Carotone eh, mica io. :P

Un consiglio libresco a questo tema: Il Tao della Fisica - Fritjof Capra. Perche' la fisica quantistica sta arrivando ora dove la filosofia indiana è arrivata eoni fa. Una lettura facile, scorrevole, con cortesia ed ampio parcheggio. :P