2.03.2005

Maramao, Christiane e l'unica Iscritta veronese al mio fanclub.

Prologo: Dopo vibrata protesta per la scarsità di pubblicazioni, torno con questo pezzullo. Scusate é che qui le cose si stanno facendo davvero complicate nell'ultimo periodo, e se la vita é fatta di tutto cio' che ti accade mentre sei impegnato in altre attività, penso di poter ufficialmente dire di non avere piu' una vita. Spero di tornare presto. Ciao stronzi.




Ieri sera mi é capitato di vedere a casa di amici la simpatica ed allegra biografia di una giovane sciagazza tedesca diventata grande nella lunga ombra del tramonto dei seventies, quando in Germania capitava qualcosa di cui nessuno voleva parlare, quando tutti vivevano la loro vita allegramente (per quanto la Germania possa essere allegra) firmando inconsciamente un tacito accordo per cui certe cose non esistevano per "editto", che, emminghia, manco a Costantino nel 313 gli venne cosi' bene l'editto. [Mode DonnieBrasco ON] Macchevvelodicoaffare chi era Costantino? [Mode DonnieBrasco OFF] Tanto avete già pensato a quello di Canale 5. Ma lasciamo stare sti altri discorsi che sappiamo tutti che fine ha fatto Donnie Brasco a furia di farli. Viva l'Itaglia, quindi. Ma questa é un'altra storia.

Per i berlinesi quella era solo una fermata della metro. Quella dello zoo BahnHof. Più ci penso e più viene da pensare a quanto il mondo sia pervaso da un senso dell'ironia che persino io a volte trovi fuori luogo. Bah.

Alla BahnHof Station, dove i treni partono e arrivano continuamente (partenze e arrivi. Mai capita la differenza. Tutta una questione di banali prospettive, penso. Ma anche no. Si', anche questa é un'altra storia...), si radunavano quelli che avevano deciso di non partire e non arrivare, quelli chiusi nel limbo dei dannati, dei dimenticati, dei superflui, degli esuberi. Tutti ragazzetti. E, se permettete (ma anche se non mi permettete lo fo uguale), ci aggiungerei un rafforzativo "Cazzo", che, si sa', scuote sempre le coscie(nze). :P

Torniamo a noi, non divaghiamo. Una qualunque produzione tedesca é per definizione triste. Che ne so, pensate a Derrick per esempio: sembra che viva in un mondo con il CromaKey sbagliato, tutto virato al marrone_carta_da_parati. Io non lo capisco. Che abbiano fatto la discutibile scelta artistica di far vedere il mondo dal giallo degli occhialoni dell'ispettore? Mah, chissa'. I gusti teutonici a volte sono decisamente dubbi. Fortuna che abbiamo gli svizzeri e gli austriaci a farci da filtro, sebbene qualche nano da giardino sia arrivato persino in Italia. A Roma per la prescisione. Ma anche questa é un'altra storia.
:P

Ora, poniamo che questa produzione decida di trattare un tema difficile come quello della droga. Ma non con i colori patinati di Blow, o con l'azione di Traffic. Ma si scelga il punto di vista di chi non é in cima ma in fondo a questa catena alimentare.

E quindi, presa una Berlino grigia, fredda e piovosa, fatta di "casermoni di cemento armato che puzzano di piscio", in cui la droga e la sua promessa lisergica promette di colorare giornate che trasudano noia gira come le nostrane figu (e in fondo le figu dell'Inter, pur non lisergiche, danno anche loro l'illusoria promessa che "quest'anno, finalmente, si vince lo scudetto"...), sovrappostale una troupe tedesca col Cromakey sbagliato (e scusate se ci torno, ma qualcuno un giorno mi dovrà svelare l'arcano..), il tutto condito (in c*lo) dalla droga, con protagonisti rigorosamente under: under 14, underground (nel senso di
metropoli-tana), under (nel senso di "a rota"); ci siete? Bene.

Benvenuti nel mondo di Cristiane F.

Non so quanti di voi abbiano letto il libro. Io si'. Ma, si sà, io sono figo, non c'é nulla da fare, tra gli opossum sono già un leader. :P Un libro forte, di strada, cattivo. Non dà il fastidio che genera un qualunque prodotto editoriale di Vespa, ma ci si avvicina moltissimo.

Ecco, il film é anche peggio. Perche' se un libro é fatto di parole, un film é fatto di immagini e le immagini non le puoi smentire, addolcire, addomesticare o interpretare. Le immagini sono quelle. E posso garantire arrivano dritte allo stomaco come un cazzotto. Non fanno rabbia, o almeno non credo che sia esattamente quella la sensazione che ho provato. Piu' impotenza, dispiacere, stupore e curiosità. Quest'ultima puo' sembrare quasi sintomo di una qualche forma di morbosità latente. Puo' darsi, non lo so nemmeno io a dirla tutta. Probabilmente é perché mi son sempre chiesto il motivo per cui una persona debba arrivare a provare certe sostanze. Insomma, non nascondo che talvolta anche io
usufruisca di un certo tipo di sigarette fatte in casa (e, si sà, le cosa fatte in casa son sempre le piu' buone), il perche' lo faccia é lo stesso per cui, dopo mangiato, si prende il caffe'. Insomma una sorta di momento di relax, non saprei definirlo in maniera migliore, una cosa come la pennica (la mia vera dipendenza), il giornale al mattino mentre fai colazione, la cammomilla calda serale con le coinquiline. Il punto é che qui si parla di ben altro. Si parla di sostanze assunte per almeno
due motivi: 1) fuga dalla realta' 2) Desiderio di aprire certe porte della mente.

Iniziamo da quest'ultima. E' una stronzata. Puro e semplice. Se certe porte sono chiuse un motivo ci sarà, no? Voglio dire, già non si capisce un tubo di quello che si vede attraverso le porte aperte, perche' andare a complicarsi con quelle chiuse? Perche' avere tutto e subito? Perché non lasciare che sia il tempo a darci modo di conoscere certi "argomenti"? Cosa spinge una persona a provare il "trip"? Il desiderio di cosa? Di capire? Di vedere? Di volare? Se fossimo fatti per volare avremmo in tasca un biglietto della Qantas, no? E poi chi ci dice che pur "vedendo" certe cose saremmo capaci di capirle? A parte la
presunzione di essere tutto e non parte di tutto, dico.

Il primo tema invece e' relativamente piu' "facile" trattarlo. In fondo credo sia anche quello che nel film viene trattato. Pero', ecco, quel film lascia che i sogni di un adolescente, la scoperta di certe sensazioni come l'amore vengano a contatto con una "spada". Perche' scappare dalla realta'? "Everybody Hurts" cantava Micheal Stipe. Ricordo di aver letto anche tempo addietro un libro prestatomi da un amico di Firenze che poi si é perso nella nebbia dei tempi come auto nella notte (sia il libro che l'amico) in cui una versione fiorentina di Cristiane F parlava della sua esperienza con la Bianca Signora. Emmisa' che "Bianca Signora" fosse anche il titolo del libro. Fatto stà che la mia morbosità sta nel capire perché una persona decida di scendere
quella scala verso il nulla: la vita "liscia" é già fatta di emozioni forti e di difficile metabolizzazione, che senso ha cercarne della altre per altro vacue? Ad un certo punto diviene dipendenza, e li' ok, lo capisco. Ma prima? Boh.

Tornando al film, di cui suggerisco la visione solo agli stomaci "forti", a me é piaciuto nonostante la sofferenza *fisica* nel vederlo. Fotografa perfettamente l'underground metropolitano, con una resa tale che si potrebbe addirittura sconfinare nel Cyberpunk. Mi chiedo se un giorno riusciro' mai a capire il perche' si scenda nell'abisso. Nel frattempo, continuo a credere in quelle persone, perche' a differenza di tutti gli altri, sono quelle che non hanno davvero nulla da perdere. E questo IMHO rende le loro parole mostruosamente *vere*, per quanto dolorose e discutibili.