5.17.2005

Yangtien

Un tiepido pomeriggio d'estate. Seduta ad una scrivania sempre troppo piena di ninnoli sedeva, perdendosi nei suoi pensieri. Lui la osservava con curiosità, chiedendosi se il mondo in cui in quel momento viaggiava era tinto di tutte quelle sfumature di azzurro che con tanta passione stava spandendo sul foglio non più immacolato. Un vecchio Cd suonava la sua personale colonna sonora che la accompagnava sulle sue autostrade neuronali, dritte verso l'uscita "fantasia", direzione "sogno". Il vento che nel suo mondo aveva lo stesso colore del cielo e del mare si mischiava vorticosamente sul foglio assieme al giallo dei raggi solari: non il Sole ma la Luce, questo assieme il vento scuoteva ed agitava la sua anima.
198x87 cm da sistemare nella sua stanza in maniera tale da non togliere spazio al centro di essa, cosicché ella continuasse ad avere quel solido e sicuro scudo di aere intorno necessario perché potesse continuare a viaggiare nella sua sicura bolla di infinità capace di separarla dalla meschinità che la circondava: tali erano le dimensioni della sua più grande scrivania già in viaggio dal blocco sovietico, lì dove il padre stava ultimando un ciclo della sua vita.
Sorrideva perché pensava che nemmeno la scrivania più grande del mondo sarebbe riuscita a conservare un piccolo angolo libero dopo che tutti i suoi ninnoli vi fossero stati poggiati sopra. I ninnoli: oggetti inutili per lui, ma che per lei rappresentavano un ricordo, una sensazione, un ricordo che fa da trampolino di partenza per un nuovo viaggio fantastico. La guardava mentre lei fischiettando sceglieva la giusta gradazione di giallo per la rappresentazione pittorica di quello che prova quando, immersa nella Luce, chiude gli occhi per farsi trascinare dal vento.
La guardava seduto davanti a lei dall'altro lato della scrivania e capiva quanto fossero diversi, di una antitesi che per quanto grande non era ancora riuscita a separarli: erano lì, uno seduto su un capo del mondo e l'altra sull'altro. Si chiese se un giorno la distanza li avrebbe separati: poi sorridendo allungò le braccia verso di lei, le strinse le mani, si alzò e la baciò.

No, nessuna distanza sarebbe mai stata capace di separarli: il loro amore aveva le braccia più lunghe di qualunque scrivania li avesse potuti dividere.