Memoria
Capita più volte nell’arco di una giornata che ci siano dei momenti morti, delle attese inevitabili. Non so, l’attesa di un autobus, la fila alla posta per il pagamento di una bolletta, l’attesa che il computer finalmente si accenda. Ecco quei momenti, quando ovviamente lo stress non è a livelli di attenzione, danno occasione di dedicare del tempo a rimettere in ordine l’immenso scaffale della memoria. Succede che ne so , che ti trovi a pensare all’amico dei Tempi d’Oro™ , a quella partita fatta quel pomeriggio nei campetti a scuola, ai sabato sera passati con le prime amichette, alla prima volta che sei andato al ristorante senza i tuoi, alle gite scolastiche, al Natale di quando eri bambino, ai dolci che preparava tua nonna. Ecco quello che scriverò riguarda proporio questi momenti.
La memoria è una droga, è un qualcosa che agisce sui centri di produzione di serotonina. Avere grande memoria significa, nel bene o nel male, non riuscire a dimenticarsi certe cose. E ho detto “non riuscire” non ho detto “non volere”, fate attenzione alle parole che uso, brutti stronzi. Invidio le persone che ne hanno poca di memoria, perché secondo me riescono a vivere la vita con maggiore leggerezza, con maggior brio. Con meno mattoni sulla schiena insomma. Esistono i ricordi belli e quelli brutti. Entrambi sono per me letali, i primi perché innescano la nostalgia dei Tempi_che_furono™ con tutto quello che consegue e che tra un po’ andrò a specificare e non mettetemi fretta, cazzo, i secondi perché ti danno la consapevolezza degli errori che hai fatto, che rimarranno fermi e inalterati nel tempo. E questo solo considerando me come “parte attiva”, perché se poi dovessi considerare me come parte subente, allora è necessaria l’introduzione di nuove categorie. Dio, come odio Ingegneria.
Non so come scorra la vostra vita. Io mi/vi auguro che cavalchiate ancora l’onda dei 20 anni e che il mondo vi sembri bello come allora. Io? Io no. A me le cose fan cagare. E sapete cosa ? Non lo dico nemmeno più in pubblico, non mi ci incazzo, consapevole del fatto che non serve a nulla considerato che la storia insegna che il mondo procede verso la rovina e che solo attraverso la rovina ci si evolve. Shivaista come concetto, vero? Ma avete una pallida idea di chi sia Shiva brutti stronzi? No, non è l’ultimo SUV della Hyundai e nemmeno il centravanti della Corea del Sud. Eh, prima o dopo dedicherò due righe anche alla mia morbosa curiosità per le culture orientali. E anche al perché la abbia. Intanto friggetevi nell’attesa, brutti stronzi.
Tutto questo per dire cosa? Ah, sì. Detto in due parole, sto diventando trentenne.
Ma torniamo al tema della memoria. C’è una canzone (ma ce ne saranno diecimila) dei Pink Floyd che si chiama High Hopes che è tutta bella ma che il ritornello è almeno un tre-quattro punti sopra la media. Una parte di quel ritornello dice che “the grass was greener, the light was lighter”. Oddio pensa che figata se in un post chiamato “memoria” sbaglio a ricordarmi!
L’erba è sempre la stessa, sia quando io avevo 20 anni sia ora che ne ho un 50% in piu’. Lo ho detto che odio ingegneria vero? Repetita iuvant: odio ingegneria. Cosa è che è cambiato da allora ad oggi? A parte il prezzo dell’erba ovviamente, ma di quello la colpa è del sistema che non liberalizza. Cazzo sarà mai poi sto sistema? Un mio Zio© telematico una volta ha detto più o meno che è una cosa in cui le Grandi Questioni Morali vengono ridotti a Piccoli Interessi Personali. Eh, lo Zio© Knows. Lode a lui e un altro passo avanti verso i 30 per me.
Io. Sono cambiato io. In un mondo di magneti e miracoli l’erba è sempre la stessa, la luce è sempre la luce, ma io le vedo con occhi diversi. La solita questione delle lenti colorate no? Beh le mie di lenti stanno tendendo all’oscuro. No, non ho sbagliato a scrivere, un giorno davvero mi svegliero’ con una sinusite alla Darth Vader se non inverto in qualche modo come le cose stanno andando nella mia piccola vita. E’ da un sacco di tempo che non mi capitano cose che tra dieci anni potro’ annoverare come “Cose che vale la pena ricordare”. Ma questa e’ un’altra storia. Quello che ora vale la pensa dire é che le cose che scopro mi permettono di incassare una bella quantità di grigiore. E, per quanto maledettamente elegante, la sfumatura dello stesso tende al nero.
Cosa è che mi ha fatto indossare quelle lenti? La disillusione probabilmente. O magari la maggiore consapevolezza delle cose. Che palle. La vita è un enorme partita a scacchi col destino. Che uno guarda la partita e dice: minchia e perché ha spostato il cavallo proprio in quella posizione? E poi te ne accorgi del perché una quarantina di mosse dopo, quando oramai devi assistere al sacrificio della regina per salvare il re per colpa di quel maledetto di cavallo. Se fossi stato migliore avrei capito prima che il cavallo non andava trascurato. Insomma porcaccia la miseria, il cavallo me lo sono inculato alla fine, ma a che costo? Dove va un Re che vive in memoria della regina che lo ha salvato? Da nessuna parte ecco dove. Ma il Re una speranza la ha, perché la speranza, persino negli scacchi non si nega a nessuno. Che uno dei suoi pedoni ossa arrivare in fondo alla scacchiera e diventare Regina. Ora, in quante partite di scacchi si verifica una cosa del genere? Ve lo dico io: pochissime, quasi nessuna. Il pedone viene fatto fuori sempre molto prima di arrivare laggiu‘ in fondo. Gli scacchi sono come la vita: ti danno una possibilità, ma te la mettono cosi‘ lontana che ti appare come una stella, te la lasciano contemplare e basta. Contemplare una possibilità e contemplare una stella. Che bella cosa che ho scritto. In culo ad Ingegneria, qualche volta riesco ancora a scrivere qualcosa che mi piace. E deve piacere a me, non a voi, stronzi.
Nella mia camera ci sono diverse fotografie attaccate ai muri, tutte ritraggono persone che per me sono davvero importanti. Persone che ho perso nell’incedere dei giorni e che non sento quasi piu’. Ma sono quelle persone il cui solo pensiero mi fa star bene. Persone cui ho intitolato le strade maestre del mio cuore. Persone che con certe scelte hanno tolto un po’ di magia ai miei giorni. Ecco quelle persone, unitamente ai diecimila milioni di episodi ad esse legate, sono la mia memoria, quella che mi ha assuefatto al suo consumo.
Permettetemi di salutarne una che non sento da un sacco di tempo: ciao Mariagiovanna.
Ancora una cosa: ci sono alcune di quelle foto che so farei bene a staccare una volta per tutte dal muro. Ma non ci riesco. Ho bisogno di sapere che quelle foto ci sono, anche se non riesco più a guardarle perché se lo facessi il museo di ricordi nel quale risuona solo l’eco dei miei passi si trasformerebbe in una stanza di tortura riempita solo dalle mie grida. Ecco, forse la memoria per me è questo: una foto appesa al muro di cui non puoi fare a meno e che allo stesso tempo non puoi guardare senza piangere. E tuttavia la tieni perché quella foto rappresenta un, o forse il, giorno in cui se ti avessero chietso se eri felice te avresti detto: “No, deppiù.” Ciao Yangtien, ovunque tu sia spero che tu stia bene e che abbia raggiunto i tuoi sogni. Speriamo che almeno te sia davvero felice.
Buon Natale e felice anno nuovo brutti stronzi.
La memoria è una droga, è un qualcosa che agisce sui centri di produzione di serotonina. Avere grande memoria significa, nel bene o nel male, non riuscire a dimenticarsi certe cose. E ho detto “non riuscire” non ho detto “non volere”, fate attenzione alle parole che uso, brutti stronzi. Invidio le persone che ne hanno poca di memoria, perché secondo me riescono a vivere la vita con maggiore leggerezza, con maggior brio. Con meno mattoni sulla schiena insomma. Esistono i ricordi belli e quelli brutti. Entrambi sono per me letali, i primi perché innescano la nostalgia dei Tempi_che_furono™ con tutto quello che consegue e che tra un po’ andrò a specificare e non mettetemi fretta, cazzo, i secondi perché ti danno la consapevolezza degli errori che hai fatto, che rimarranno fermi e inalterati nel tempo. E questo solo considerando me come “parte attiva”, perché se poi dovessi considerare me come parte subente, allora è necessaria l’introduzione di nuove categorie. Dio, come odio Ingegneria.
Non so come scorra la vostra vita. Io mi/vi auguro che cavalchiate ancora l’onda dei 20 anni e che il mondo vi sembri bello come allora. Io? Io no. A me le cose fan cagare. E sapete cosa ? Non lo dico nemmeno più in pubblico, non mi ci incazzo, consapevole del fatto che non serve a nulla considerato che la storia insegna che il mondo procede verso la rovina e che solo attraverso la rovina ci si evolve. Shivaista come concetto, vero? Ma avete una pallida idea di chi sia Shiva brutti stronzi? No, non è l’ultimo SUV della Hyundai e nemmeno il centravanti della Corea del Sud. Eh, prima o dopo dedicherò due righe anche alla mia morbosa curiosità per le culture orientali. E anche al perché la abbia. Intanto friggetevi nell’attesa, brutti stronzi.
Tutto questo per dire cosa? Ah, sì. Detto in due parole, sto diventando trentenne.
Ma torniamo al tema della memoria. C’è una canzone (ma ce ne saranno diecimila) dei Pink Floyd che si chiama High Hopes che è tutta bella ma che il ritornello è almeno un tre-quattro punti sopra la media. Una parte di quel ritornello dice che “the grass was greener, the light was lighter”. Oddio pensa che figata se in un post chiamato “memoria” sbaglio a ricordarmi!
L’erba è sempre la stessa, sia quando io avevo 20 anni sia ora che ne ho un 50% in piu’. Lo ho detto che odio ingegneria vero? Repetita iuvant: odio ingegneria. Cosa è che è cambiato da allora ad oggi? A parte il prezzo dell’erba ovviamente, ma di quello la colpa è del sistema che non liberalizza. Cazzo sarà mai poi sto sistema? Un mio Zio© telematico una volta ha detto più o meno che è una cosa in cui le Grandi Questioni Morali vengono ridotti a Piccoli Interessi Personali. Eh, lo Zio© Knows. Lode a lui e un altro passo avanti verso i 30 per me.
Io. Sono cambiato io. In un mondo di magneti e miracoli l’erba è sempre la stessa, la luce è sempre la luce, ma io le vedo con occhi diversi. La solita questione delle lenti colorate no? Beh le mie di lenti stanno tendendo all’oscuro. No, non ho sbagliato a scrivere, un giorno davvero mi svegliero’ con una sinusite alla Darth Vader se non inverto in qualche modo come le cose stanno andando nella mia piccola vita. E’ da un sacco di tempo che non mi capitano cose che tra dieci anni potro’ annoverare come “Cose che vale la pena ricordare”. Ma questa e’ un’altra storia. Quello che ora vale la pensa dire é che le cose che scopro mi permettono di incassare una bella quantità di grigiore. E, per quanto maledettamente elegante, la sfumatura dello stesso tende al nero.
Cosa è che mi ha fatto indossare quelle lenti? La disillusione probabilmente. O magari la maggiore consapevolezza delle cose. Che palle. La vita è un enorme partita a scacchi col destino. Che uno guarda la partita e dice: minchia e perché ha spostato il cavallo proprio in quella posizione? E poi te ne accorgi del perché una quarantina di mosse dopo, quando oramai devi assistere al sacrificio della regina per salvare il re per colpa di quel maledetto di cavallo. Se fossi stato migliore avrei capito prima che il cavallo non andava trascurato. Insomma porcaccia la miseria, il cavallo me lo sono inculato alla fine, ma a che costo? Dove va un Re che vive in memoria della regina che lo ha salvato? Da nessuna parte ecco dove. Ma il Re una speranza la ha, perché la speranza, persino negli scacchi non si nega a nessuno. Che uno dei suoi pedoni ossa arrivare in fondo alla scacchiera e diventare Regina. Ora, in quante partite di scacchi si verifica una cosa del genere? Ve lo dico io: pochissime, quasi nessuna. Il pedone viene fatto fuori sempre molto prima di arrivare laggiu‘ in fondo. Gli scacchi sono come la vita: ti danno una possibilità, ma te la mettono cosi‘ lontana che ti appare come una stella, te la lasciano contemplare e basta. Contemplare una possibilità e contemplare una stella. Che bella cosa che ho scritto. In culo ad Ingegneria, qualche volta riesco ancora a scrivere qualcosa che mi piace. E deve piacere a me, non a voi, stronzi.
Nella mia camera ci sono diverse fotografie attaccate ai muri, tutte ritraggono persone che per me sono davvero importanti. Persone che ho perso nell’incedere dei giorni e che non sento quasi piu’. Ma sono quelle persone il cui solo pensiero mi fa star bene. Persone cui ho intitolato le strade maestre del mio cuore. Persone che con certe scelte hanno tolto un po’ di magia ai miei giorni. Ecco quelle persone, unitamente ai diecimila milioni di episodi ad esse legate, sono la mia memoria, quella che mi ha assuefatto al suo consumo.
Permettetemi di salutarne una che non sento da un sacco di tempo: ciao Mariagiovanna.
Ancora una cosa: ci sono alcune di quelle foto che so farei bene a staccare una volta per tutte dal muro. Ma non ci riesco. Ho bisogno di sapere che quelle foto ci sono, anche se non riesco più a guardarle perché se lo facessi il museo di ricordi nel quale risuona solo l’eco dei miei passi si trasformerebbe in una stanza di tortura riempita solo dalle mie grida. Ecco, forse la memoria per me è questo: una foto appesa al muro di cui non puoi fare a meno e che allo stesso tempo non puoi guardare senza piangere. E tuttavia la tieni perché quella foto rappresenta un, o forse il, giorno in cui se ti avessero chietso se eri felice te avresti detto: “No, deppiù.” Ciao Yangtien, ovunque tu sia spero che tu stia bene e che abbia raggiunto i tuoi sogni. Speriamo che almeno te sia davvero felice.
Buon Natale e felice anno nuovo brutti stronzi.


