12.24.2004

Memoria

Capita più volte nell’arco di una giornata che ci siano dei momenti morti, delle attese inevitabili. Non so, l’attesa di un autobus, la fila alla posta per il pagamento di una bolletta, l’attesa che il computer finalmente si accenda. Ecco quei momenti, quando ovviamente lo stress non è a livelli di attenzione, danno occasione di dedicare del tempo a rimettere in ordine l’immenso scaffale della memoria. Succede che ne so , che ti trovi a pensare all’amico dei Tempi d’Oro™ , a quella partita fatta quel pomeriggio nei campetti a scuola, ai sabato sera passati con le prime amichette, alla prima volta che sei andato al ristorante senza i tuoi, alle gite scolastiche, al Natale di quando eri bambino, ai dolci che preparava tua nonna. Ecco quello che scriverò riguarda proporio questi momenti.

La memoria è una droga, è un qualcosa che agisce sui centri di produzione di serotonina. Avere grande memoria significa, nel bene o nel male, non riuscire a dimenticarsi certe cose. E ho detto “non riuscire” non ho detto “non volere”, fate attenzione alle parole che uso, brutti stronzi. Invidio le persone che ne hanno poca di memoria, perché secondo me riescono a vivere la vita con maggiore leggerezza, con maggior brio. Con meno mattoni sulla schiena insomma. Esistono i ricordi belli e quelli brutti. Entrambi sono per me letali, i primi perché innescano la nostalgia dei Tempi_che_furono™ con tutto quello che consegue e che tra un po’ andrò a specificare e non mettetemi fretta, cazzo, i secondi perché ti danno la consapevolezza degli errori che hai fatto, che rimarranno fermi e inalterati nel tempo. E questo solo considerando me come “parte attiva”, perché se poi dovessi considerare me come parte subente, allora è necessaria l’introduzione di nuove categorie. Dio, come odio Ingegneria.

Non so come scorra la vostra vita. Io mi/vi auguro che cavalchiate ancora l’onda dei 20 anni e che il mondo vi sembri bello come allora. Io? Io no. A me le cose fan cagare. E sapete cosa ? Non lo dico nemmeno più in pubblico, non mi ci incazzo, consapevole del fatto che non serve a nulla considerato che la storia insegna che il mondo procede verso la rovina e che solo attraverso la rovina ci si evolve. Shivaista come concetto, vero? Ma avete una pallida idea di chi sia Shiva brutti stronzi? No, non è l’ultimo SUV della Hyundai e nemmeno il centravanti della Corea del Sud. Eh, prima o dopo dedicherò due righe anche alla mia morbosa curiosità per le culture orientali. E anche al perché la abbia. Intanto friggetevi nell’attesa, brutti stronzi.

Tutto questo per dire cosa? Ah, sì. Detto in due parole, sto diventando trentenne.

Ma torniamo al tema della memoria. C’è una canzone (ma ce ne saranno diecimila) dei Pink Floyd che si chiama High Hopes che è tutta bella ma che il ritornello è almeno un tre-quattro punti sopra la media. Una parte di quel ritornello dice che “the grass was greener, the light was lighter”. Oddio pensa che figata se in un post chiamato “memoria” sbaglio a ricordarmi!

L’erba è sempre la stessa, sia quando io avevo 20 anni sia ora che ne ho un 50% in piu’. Lo ho detto che odio ingegneria vero? Repetita iuvant: odio ingegneria. Cosa è che è cambiato da allora ad oggi? A parte il prezzo dell’erba ovviamente, ma di quello la colpa è del sistema che non liberalizza. Cazzo sarà mai poi sto sistema? Un mio Zio© telematico una volta ha detto più o meno che è una cosa in cui le Grandi Questioni Morali vengono ridotti a Piccoli Interessi Personali. Eh, lo Zio© Knows. Lode a lui e un altro passo avanti verso i 30 per me.
Io. Sono cambiato io. In un mondo di magneti e miracoli l’erba è sempre la stessa, la luce è sempre la luce, ma io le vedo con occhi diversi. La solita questione delle lenti colorate no? Beh le mie di lenti stanno tendendo all’oscuro. No, non ho sbagliato a scrivere, un giorno davvero mi svegliero’ con una sinusite alla Darth Vader se non inverto in qualche modo come le cose stanno andando nella mia piccola vita. E’ da un sacco di tempo che non mi capitano cose che tra dieci anni potro’ annoverare come “Cose che vale la pena ricordare”. Ma questa e’ un’altra storia. Quello che ora vale la pensa dire é che le cose che scopro mi permettono di incassare una bella quantità di grigiore. E, per quanto maledettamente elegante, la sfumatura dello stesso tende al nero.

Cosa è che mi ha fatto indossare quelle lenti? La disillusione probabilmente. O magari la maggiore consapevolezza delle cose. Che palle. La vita è un enorme partita a scacchi col destino. Che uno guarda la partita e dice: minchia e perché ha spostato il cavallo proprio in quella posizione? E poi te ne accorgi del perché una quarantina di mosse dopo, quando oramai devi assistere al sacrificio della regina per salvare il re per colpa di quel maledetto di cavallo. Se fossi stato migliore avrei capito prima che il cavallo non andava trascurato. Insomma porcaccia la miseria, il cavallo me lo sono inculato alla fine, ma a che costo? Dove va un Re che vive in memoria della regina che lo ha salvato? Da nessuna parte ecco dove. Ma il Re una speranza la ha, perché la speranza, persino negli scacchi non si nega a nessuno. Che uno dei suoi pedoni ossa arrivare in fondo alla scacchiera e diventare Regina. Ora, in quante partite di scacchi si verifica una cosa del genere? Ve lo dico io: pochissime, quasi nessuna. Il pedone viene fatto fuori sempre molto prima di arrivare laggiu‘ in fondo. Gli scacchi sono come la vita: ti danno una possibilità, ma te la mettono cosi‘ lontana che ti appare come una stella, te la lasciano contemplare e basta. Contemplare una possibilità e contemplare una stella. Che bella cosa che ho scritto. In culo ad Ingegneria, qualche volta riesco ancora a scrivere qualcosa che mi piace. E deve piacere a me, non a voi, stronzi.

Nella mia camera ci sono diverse fotografie attaccate ai muri, tutte ritraggono persone che per me sono davvero importanti. Persone che ho perso nell’incedere dei giorni e che non sento quasi piu’. Ma sono quelle persone il cui solo pensiero mi fa star bene. Persone cui ho intitolato le strade maestre del mio cuore. Persone che con certe scelte hanno tolto un po’ di magia ai miei giorni. Ecco quelle persone, unitamente ai diecimila milioni di episodi ad esse legate, sono la mia memoria, quella che mi ha assuefatto al suo consumo.
Permettetemi di salutarne una che non sento da un sacco di tempo: ciao Mariagiovanna.


Ancora una cosa: ci sono alcune di quelle foto che so farei bene a staccare una volta per tutte dal muro. Ma non ci riesco. Ho bisogno di sapere che quelle foto ci sono, anche se non riesco più a guardarle perché se lo facessi il museo di ricordi nel quale risuona solo l’eco dei miei passi si trasformerebbe in una stanza di tortura riempita solo dalle mie grida. Ecco, forse la memoria per me è questo: una foto appesa al muro di cui non puoi fare a meno e che allo stesso tempo non puoi guardare senza piangere. E tuttavia la tieni perché quella foto rappresenta un, o forse il, giorno in cui se ti avessero chietso se eri felice te avresti detto: “No, deppiù.” Ciao Yangtien, ovunque tu sia spero che tu stia bene e che abbia raggiunto i tuoi sogni. Speriamo che almeno te sia davvero felice.

Buon Natale e felice anno nuovo brutti stronzi.

12.16.2004

Vivere

Cosa vuol dire vivere? Domanda banale lo so. Sono molto poche le domande che non possono essere definite banali, in fondo bene o male quello che l'uomo ha fatto dall'inizio dei tempi e fare domande e fare danni nel tentativo di dare risposte. A naso, non credo che le cose siano drasticamente cambiate da allora ad oggi, per cui concedetemela sta domanda banale. E poi questo blog, non è un albergo, per cui non è che potete leggere quello che volete, brutti stronzi!

Le risposte. Ecco se è quasi inevitabile fare delle domande banali e non si puo' pretendere piu' di tanto, è nelle risposte che si deve esigere originalità. Soluzioni. How-To. Per cui, dopo una quantità di giri enormi, cosa tipica del mio pensare, e lo era ancora di piu' prima di questa cazzo di facoltà, ma anche ora me la cavo benissimo come tutte queste parentetiche dimostrano, ecco la mia risposta alla domanda di apertura.

Prevedere. Vivere vuol dire prevedere quello che potrebbe accadere. Prepararsi ad ogni eventualità. Faccio un esempio. Anni fa, quando ero ancora un giovane di belle speranze, mi iscrissi alle liste di collocamento della mia regione, ma non perché volessi trovare lavoro, quanto perché il fatto di essere in lista da un tot di anni da maggiore punteggio in un eventuale concorso. E l'eventuale concorso lo potrei fare di qui a breve. Capite? Una decisione presa 10 anni fa porta i suoi frutti solo ora. Prevedere, fare delle scelte con una prospettiva il piu' lunga possibile.

Detto questo, quante delle persone che ho attorno sono capaci di vivere? Prendiamo le mie coinquiline. Tenete giu' le mani, meglio che le prenda solo io, che voi siete una manica di porci...

Ilaria. Bergamasca, 20 anni, studia Conservazione dei Beni Culturali o qualcosa del genere, che con le nuove lauree non ci sto capendo piu' una mazza (è bello avere delle scuse). Lei è Biancaneve. Ricordate come eravate a vent'anni? I piu' fortunati di voi magari li hanno ancora (ed hanno tutta la mia invidia), i piu' obsoleti secondo me se lo sono scordato, o meglio vivono la sensazione come un agrodolce ricordo del tempo che fu (segnatevela sta parola "agrodolce": prima o dopo ci tornero' su). Come? Non vi hanno mai dato dell' "obsoleto"? Rassegnatevi, doveva succedere prima o poi: il sistema operativo del mondo è diventato talmente grosso da richiedere hardware potentissimo. Certo, le cose sarebbero andate diversamente se Dio non avesse voluto fare lo sborone e avesse reso pubblico il codice. Ma invece no, ha usato la sua tecnologia proprietaria e a noi ci tocca la Chiesa che fa reverse engineering sulle librerie Vangeli.dll. Per cui non sappiamo nulla all'inizio e ci basiamo sulle interpretazioni della Chiesa. E sappiamo bene come la Chiesa sia un po' come la Siae: con lo scopo di aiutare, spesso finisce con l'incularti. La Chiesa è la Microsoft dell'anima. Acquisisce senza (r)innovare. Dio si è montato la testa secondo me, ogni giorno tento di spiegargli che cosi' davvero non va, ma lui nulla, sta sempre li' nel suo triangolo con l'occhio fisso altrove. Ma questa (al solito) è un'altra storia.

Ilaria vive seguendo la vita. Perdendosi nelle sue mille volute, nei suoi ghirigori, nelle sue contraddizioni, nei suoi mille colori. E mentre lei fa tutto questo io devo uscire il suo cane a pisciarlo. Perche' lei galleggia nell'etere, vive sulla sua nuvoletta, si arrabbia per le multinazionali che sfruttano la gente, si commuove guardando ET, pensa che il mondo sia un'unica anima e che quell'anima stia soffrendo. E mentre lei fa tutto questo io le monto gli armadi Ikea che compra, le mensole dell'Ikea che le regalano, aggiusto l'aspirapolvere che rompe, spengo il ferro da stiro che lei lascia acceso dimenticandolo da qualche parte.
Ilaria è una sognatrice, una di quelle che credono che un oggetto se vuole puo' sollevarsi da solo, basta che la vibrazione di ciascuno dei suoi atomi converta in una unica direzione. Io sono quello che mentre lei aspetta che questo accada lo va a sollevare da terra, che io alla mia età se inciampo e cado mi faccio male. Specie se poi quell'oggetto me lo trovo nella vitale arteria viaria cameramia-bagno nel cuore della notte.
Ilaria pensa che i soldi alla fine non sono tutto, anzi non sono niente, che per vivere basta davvero poco. Io sono quello che si inventa le piu' meravigliose fantasmagorie quando risponde al telefono al proprietario che chiama perche' non trova il suo bonifico sul suo conto corrente.
Ilaria non è felice, si sente schiacciata dalla pesantezza del mondo, pensa di mollare tutto e fuggire altrove.
Io dico che Ilaria non ha ancora trovato sé stessa.

Laura, Messinese, 20 anni, studia all'Accademia delle belle Arti. Da grande vuole fare l'artista. E' un pitbull. Precisa come un caporale nazista, sarebbe capace di darmi appuntamenti alle 17:02. E se arrivassi tardi (sempre) si incazzerebbe pure. Laura ha delle potenzialità enormi, è acqua che bolle, puo' diventare qualunque cosa lei voglia. Ma per me Laura si comporta conservando quelli che sono atteggiamenti non suoi, ma di sua mamma. E' la persona che quando sbagli qualcosa ti dice "Visto? Telavevodettoiochesbagliavi". Lei vuole la cucina in ordine, i turni di pulizia, "le mie cose qui e le tue lì". Una volta la ho chiamata mamma davvero. Lei si è incazzata e mi ha spinto sotto la doccia. Chissà perché.

Gorana, cittadina di Spalato, Croazia, 25 anni, studentessa di architettura. Un pezzo di figa da panico. Di quelli che ti fa perdere la testa sul serio. Tipo che una sera si e l'altra pure la incontro sempre mentre torno a casa che lei è lì giù al portone che parla ogni volta con un ragazzo diverso che le promette mari & monti. Una ragazza che sa cosa le piace, sa dove vuole andare e che ha un QI che davvero da una bionda non ti aspetteresti. No, non è tinta, ho anche controllato. Come ho controllato? Beh, fatevi i cazzi vostri.Megli che lo dica: non ha la ricrescita e non usa sciampi (ma si dira' così?) schiarenti. Cosa avevate pensato? Tsk, sapevo io che eravate una manica di porci...
Gorana ha degli interessi che collimano ai miei. Le piace Maya e il magico, magico mondo dell'IT. Passa le nottate ad imparare l'uso di Maya. Dove la trovate una cosi', eh? Abbiamo fatto piu' di una volta Jam Session insieme la notte, lei in pista uno con Maya, io in pista due con xCode al ritmo di colpi di caffe' & canne. Si puo' dire canne in un blog? Beh, scopriamolo, se mi censurano saprete che non si poteva dire e che dovrete portarmi le arance.

Gorana è un ragazzo chiuso nel corpo di una ragazza. Se Nina Moric fosse un camionista Uzbeko di un tir a 18 ruote si chiamerebbe Gorana. Il massimo insomma (cosa volete, faccio ingegneria, è normale che abbia la sessualità in disordine...). Ci puoi parlare di bit, di carburatori, di renzopiano, di futuro, di progetti, di scorregie. Si sbronza (ma non la da, per cui non fatevi idee strane). Non c'è nulla che riesca ad immaginare di cui non si possa parlare con Gorana. No, non ne sono preso. E' la coinquilina ideale, tutto qui. Il solo fatto che non mi rompe i coglioni ogni volta che c'é da piantare un chiodo nel muro la rende irresistibiole ai miei occhi. Gorana è uno dei pochi esempi viventi di "amica con cui puoi prendere una sbronza", sapendo che lasci fuori ogni implicazione sessuale e che al mattino dopo non devi dare spiegazioni del tuo essere di fuori la sera prima. Puoi ruttare come una autoclave e lei ridera' con te del rutto che hai appena fatto. Una ragazza in gamba, che sa chi è e cosa vuole. L'unica cosa che non sa è il come ottenerlo.

Con lei mi ci trovo davvero bene. Perché ha una sua vita, è indipendente da me, non le devo nulla, e sa cavarsela anche da sola. Ma, perché c'è sempre un ma, anche Gorana ha un difetto. Vive con la testa volta dietro, al passato. Come me. Per questo andiamo sempre a sbattere contro i muri quando camminiamo per casa.


Credo di essere andato vaghissimamente fuori tema. Ci torno in chiosa. Vivere a volte si riduce a fare delle scelte. E queste scelte devono avere la piu' ampia prospettiva possibile. Bisogna prevedere il futuro con la consapevolezza che per quanto tu possa immaginare alla fine succede sempre qualcosa di inaspettato. Forse è piu' scommettere che decidere.

Che ansia.

Ciao brutti stronzi, vo a nanna.

12.08.2004

Sex and the City

"Ma allora cosa significa sentirsi innamorati a New York? Voglio dire, siamo l'avamposto americano della cultura, siamo la città in cui tutto può succedere, siamo tutto e il contrario di tutto ma nemmeno qui sappiamo ancora dire cosa significhi sentirsi innamorati."


Ecco, basta un Powerbook e qualche frase banale (ometto volontariamente le tette perché tanto la protagonista non le ha) per fare uno dei serial americani più di tendenza. Sex and the city, ovvero la storia di quattro rottami di donne che scopano come ricci e sono perdute senza una ceretta. Un mondo in cui i soldi, pur non vedendosi mai, trasudano dalla scenografia, un mondo in cui non solo non si può non subire il sottile fascino del superfluo ma si deve perennemente rincorrerlo. Un mondo in cui bisogna avere la battuta pronta e non è accettabile non sapere cosa dire in una qualunque situazione. Un mondo in cui non si fa mai un bucato, non c'e' mai una bolletta da pagare, non c'è mai un proprietario di casa che rompe i coglioni per il pagamento dell'affitto. Un mondo in cui le cose in cui crediamo noi "europei" (ma cosette eh?Che ne so, il matrimonio, la crescita di un figlio, cose così...) vengono completamente svuotate di significato. Per cui ad esempio un matrimonio è una cerimonia solenne per il posto in cui si festeggia e per i regali da fare ai neosposi (qui in genere si regalano cose che serviranno alla futura coppia, lì si regalano delle cose orrorifiche che non servono ad una beneamata mazza, se non a ricordarti fino a che punto siano stati originali nell'essere imbecilli i tuoi amici a regalartele), e comunque la si veda è un "contratto" che può essere rescisso in qualunque momento. I contratti prematrimoniali. Meraviglioso. God bless America. E poi ci meravigliamo se molti abbracciano la religione musulmana... (se hai solo pensato che in qualche modo io simpatizzi per i terroristi, beh, vaffanculo. Per i cari amici di Echelon invece.... ....vaffanculo, ma voi ci andate senza passare dal via e senza prendere le 20.000 lire).

La protagonista di questo serial, Carrie, diciamocelo, è un rottame clamoroso. Direi che è evidente che la veste uno psicopatico, che i suoi problemi sono veramente profondi come un bicchiere di vino e che le cose che dice sono luccicosamente vuote. Le sue amiche (di cui mi dolgo di non ricordare il nome, sono il cinismo coi capelli rossi (originale), la troiaggine bionda (banale) e poi Biancaneve coi capelli scuri) non sono da meno. Poh, che siano la "personificazione" di aspetti diversi della stessa persona? Forse. Ma personalmente non me ne frega una mazza. E anzi se mi scopro ancora a fare l'esegesi del nulla cancello l'intero blog.

La riflessione che tuttavia sto telefilm mi fa fare è un'altra. Si fa guardare. Lo critico e ne rido, ma lo guardo. Ma sarò stronzo o c'è un motivo per cui lo guardo?

L'America viene definita da tutti come il paese delle opportunità, in cui tutto è davvero possibile. Tralasciando quelle che possono essere le recenti scelte politiche degli americani (su cui non mi esprimo, perché in materia di scelte politiche noi italiani non siamo secondi a nessuno, nemmeno a loro), mi domando come sia fatto l'americano medio. Insomma, noi italiani siamo una nazione di commissari tecnici della nazionale, dei chiacchieroni, amiamo il buon vivere (non necessariamente vincolato ai soldi) e tante altre cose. Ma gli americani?Ecco penso che un serial del genere dia un buon indice di attendibilità sul come possano essere gli americani e sul quanto siano diversi da noi, perché per fare un serial di successo devi conoscere i gusti del pubblico e per conoscere i gusti del pubblico devi sapere come il pubblico è fatto. Insomma così come "Nonno Libero" è fatto con in testa il target dell'italiano medio, nello stesso modo deve accadere per quei telefilm. Dopotutto, checché se ne dica, il modo di fare TV che fa l'audience dei grandi numeri è uno solo, no?[Nota: ma secondo voi i tedeschi sono davvero così tristi come appare dalle fiction teutoniche?Che ne so, prendete un Derrick: non ride MAI e vive in un mondo giallognolo tendente al marrone, come se fosse ricoperto da una vecchia carta da parati prodotta in qualche sperduta cartiera della Germania Est di Goodbye Lenin...]

E qui capisco che in fondo guardo Sex and the city, Ally Mc Beal, Nip & Tuc, e talvolta Six Feet Under perché in realtà mi piace la sensazione di stupore che provo ogniqualvolta inconsciamente mi rendo conto che gli americani sono capaci di mangiare un sacco di spazzatura televisiva condita come se fosse grande tv. E lo fanno perché in qualche modo in quei format televisivi ci si ritrovano (e quindi la spazzatura di cui parlo è evidente solo se la si guarda con gli occhi di un europeo). Questo può significare che abbiano forse bisogno di un "contenitore" (format) per la loro vita?Chissà, magari in qualche modo, telefilm del genere riescono ad "addomesticare" il loro malessere giornaliero. Insomma a chi piacerebbe avere una vita come Ally Mc Beal, affermata professionalmente, in cui tutto va per il verso sbagliato, in cui sei circondato di ipocrisia, in cui passi le giornate sentendo nella tua testa Barry White? Boh.

L'unica cosa che in qualche modo invidio è il bagno unisex che hanno nello studio. Se avessi accesso ad uno di quei bagni potrei finalmente dare una risposta ad una delle grandi domande che l'uomo si pone fin dall'alba dei tempi ogni volta che vede una bella giuovane ed eterea ragazza: scorreggierà? E se sì, che odore hanno i suoi peti? Davvero, un giorno spero di poter rispondere a questa domanda. Il mondo deve sapere.

Il punto è che è innegabile che queste trasmissioni hanno audience anche in Europa. Mi chiedo il perché. Se guardate quei telefilm cosa vi spinge a farlo? Io una risposta credo di essermela data, voi?

Oh la mia risposta è questa: guardo quei serial se voglio passare del tempo con il cervello spento o se voglio rispolverare la mia "formazione" europea, ridendo delle grandi problematiche cui quei personaggi americani pensano di sopravvivere eroicamente.

Americani. Non saprei come descriverli. Ma penso che un paio di aneddoti rendano l'idea che ho di loro.

Molto tempo fa, quasi una vita direi, avevo la possibilità di fare il pendolare tra Firenze e Venezia, finendo quasi con il passare la maggior parte del tempo coi Dogi invece che coi Medici. Questo mi ha permesso di imparare qualcosa dei palazzi di Venezia, della sua storia e delle persone che la hanno attraversata. Nulla di eccezionale per carità, diciamo che nel tempo ho accumulato tutta una serie di notizie ad effetto tipiche delle guide turistiche. Qualche tempo fa, mi son trovato giustappunto a Venezia in compagnia di amici e di una ragazza americana. Beh, per farla breve, dopo aver tentato in ogni modo di incuriosirla a conoscere la città esibendo tutto il mio bignamino culturale, parlando tra l'altro "the worst english that I've never heard" (Mavaffanculo, voglio vedere se in America devo essere io a pretendere che voi parliate italiano...), lei si volta e mi dice: "Bella Venezia, ma non capisco perché qui sia tutto vecchio. Noi a Los Angeles ne abbiamo una nuovissima". La ho guardata fissa negli occhi per qualche minuto. Poi, capendo che parlava seriamente non ho saputo far altro che sradicare un mattone dalla calle in cui camminavamo e, dopo averglielo porto dicendole di abbracciarlo stretto stretto, la ho spinta in un canale.

Senza dovere come prima spostarmi indietro di troppo tempo, circa un paio di settimane fa me ne capita un'altra di americana, qui a Firenze. Ero in giro, al cazzeggio, da solo. Mi piace farlo, mi piace immergermi nei flussi di persone ed osservarle. Eh, non sono normale. Insomma ero in piazza della Repubblica, avevo l'iPod nelle orecchie e camminavo sotto il porticato dove ci sono le poste centrali, in direzione della libreria Edison. Cammina cammina, noto un nugolo di persone davanti a me e dopo un paio di tentativi caduti nel vuoto di passare oltre , mi fermo, mi tolgo le cuffie e cerco di capire cosa accade. Per inciso, mi urta molto dover interrompere così bruscamente una playlist, quando succede poi non riesco più a riprendere ed a seguire il flow dei pensieri che avevo seguito fino a quel momento. Ad ogni modo quella occasione era una di quelle in cui valeva la pena cambiare bpm ai pensieri. Perché, appena tolte le cuffie mi accorgo che ci sono ragazzi (che poi scoprirò essere russi : "Ia panimaia chuchut ruskisic" dirò loro in russo quando scambiamo due parole, prima che mi dicano pure loro che il mio russo come il mio inglese come il mio italiano come il mio tarantino is "The Worst". Loro mi diranno, in italiano perfetto, che ho solo sbagliato tutti gli accenti, e io sorrido loro pensando che americani o russi io la figura del pirla la faccio comunque) e minchia che parentesi meglio che sto periodo lo finisco e ne comincio un altro sennò mi perdo nelle virgole.

Erano quattro ragazzi moscoviti (due ragazzi e due ragazze) che suonavano tre il violino ed uno la fisarmonica (che faceva da "basso", non saprei come spiegare...) la Primavera di Vivaldi. Così, gratis. Ma che bello, mi ci son fermato ad ascoltarli, riconoscendo oltre alla primavera, altre arie classiche di cui non so il nome. Bello. Firenze, aria ovattata dal freddo, musica che scaldava il cuore. Poi viene fuori sta giuovane vecchiaccia schifosa americana vestita come una ventenne con il culo peloso e cadente da fuori vestita come un albero di Natale (collane, collanine, anelli, anellini orecchi e orecchini, mancavano solo le luci intermittenti. Già perché secondo me il muschio per il presepe addosso lo aveva già. Esatto, bravi, proprio lì...) la quale inizia a tenere il tempo della primavera di Vivaldi, no dico della Primavera di Vivaldi, battendo il piede per terra manco stesse ascoltando Cotton Eye Joe. E il bello è che più russi vanno avanti più lei si infoia battendo dopo i piedi anche le mani. Io la guardo, rapito dalla sua infinita volgarità e penso se non sia io che stia facendo troppo il borghese del cazzo guardandomi nel riflesso di una vetrina. Poi la riguardo. E tiro un sospiro di sollievo: è lei che è americana, non io che sono borghese.

Quando alla fine i russi hanno finito, tutti hanno messo dei soldi nella custodia di un violino aperta davanti a loro. Qualcuno ha anche comprato uno dei loro CD. Io ho dato 5 euro a quella vecchiaccia schifosa.

Ne aveva senz'altro più bisogno visto che in America curarsi costa un sacco.

Un Maramao che l'America sarà davvero la terra delle libertà e delle infinite possibilità ma che, non so voi, ma io sono davvero contento di essere nato europeo. Io lo spero davvero che non tutti gli Americani non siano come quelli che incontro io ogni giorno qui a Firenze, tuttavia il fatto che nonostante tutto siano riusciti a rivotare Bush ecco un po' di speranza me la toglie...

12.01.2004

Riflessione di una mente addormentata

Stamattina non ce l'ho fatta ad alzarmi. Avrei dovuto essere in facoltà alle 8 e mezza. Ho messo la sveglia, mi sono persino alzato dal letto, ma poi ci sono nuovamente crollato dentro. Odio quando succedono queste cose. La mia coscienza reclama vendetta. Che rabbia.

Non ho ancora idea di cosa faro' da grande. 27 anni, studente di ingegneria, ottime capacità relazionali, curriculum tutto sommato sufficiente, conoscenza della lingua inglese sommata ad una scarsissima conoscenza di russo, single, militesente, utilizzatore della piattaforma MacOsX. Conoscenza di Python, C, C++, pochissimo Java, e dei principali applicativi Photoshop, Vectorworks, Office, Grass , Xcode). Conosco anche un po' di Win e un po' di Linux. Hobby, viaggiare, suonare la chitarra, scrivere.

Bene, tutto questo non sono io.

Chi sono io? Eh, buona domanda. Io non lo so chi sono, so solo che sto diventando una cosa che di sicuro non voglio diventare. No, non solo un ingegnere, piu' in generale una persona grande, un adulto. E' brutto diventare adulti.

Eh perché. Ma possibile che solo i fessi leggano il mio blog? Dai che lo sai perché. Perché diventare grandi se da un lato ti dà una maggiore consapevolezza delle cose del mondo, dall'altro ti rende sempre più difficile volare, ti appesantisce la schiena di mille preoccupazioni che prese singolarmente sono delle sciocchezze, ma che se considerate nella loro completezza ti segano le ali. Questo fa sì che le ore e i momenti dedicati al "volo" si riducano soltanto a qualche ritaglio di tempo libero. Una sensazione simile a quella che molti provano quando tirano fuori i loro vecchi vinili: riascoltano quel vecchio caldo suono ritornando con la mente ai tempi che furono. Della musica che amiamo ci si può fidare, perché non cambierà mai, rimarrà sempre li ad aspettarci, a ricordarci i sogni che abbiamo razionalmente messo da parte. Ma non divaghiamo.

Quando si diventa grandi, dicevo, si sente la necessità di avere un altro paio di spalle al proprio fianco, perché da soli non ce la si fa. Nel mio caso assieme quelle spalle avrei voluto anche trovare anche dei capelli biondi. Ma questa è un'altra storia e non posso correre il rischio di divagare per due volte nell'arco di poche righe.

Il mondo dei grandi più lo conosco e più mi sembra essere diviso in un certo numero di categorie, tuttavia la divisione non è netta, ma si passa dall'una all'altra con una infinità di sfumature. Diciamo che per me le persone sono tutte diverse tra loro, ma non negli elementi costitutivi ma solamente nelle percentuali degli stessi che li compongono. Eh, vedi cosa succede a fare ingegneria ? Si finisce col formalizzare l'informalizzabile.

Allora vediamo un po' di dirle queste categorie:

- I Soddisfatti. Sono quelli che "arrivano". Quelli che fanno una cosa che gli piace, che sognavano da quando erano piccoli. Quelli che viaggiano sui binari, che hanno sempre le idee chiare e riescono sempre a superare a pieni voti il test "Mamma di Maramao", quelli da cui prendere sempre esempio, quelli che "io non so a te cosa manca per essere una persona seria come lui". Quelli che fanno sempre la cosa giusta al primo colpo, che fanno gli esami al primo colpo, che a Natale ricordano sempre tutti i versi della poesia natalizia quando la pronunciano davanti ai parenti, quelli che hanno sempre la riga perfettamente definita. Quelli che non ti daranno mai problemi, che vorresti che un giorno tua figlia sposasse. Li odio.

- I Traditi. Sono quelli che sono partiti con la convinzione di avere tutto sotto controllo, di avere il dominio completo di ogni situazione. Quelli che sono partiti per suonare e hanno finito con l'esserlo. Sono persone che fluttuano nella vita
dicendosi "Non può essere che sia finita così, ho dato tutto perché le cose andassero per il meglio e invece sono qui". Quelli che sono stati traditi dalla persona che ama(va)no. Li capisco.

- I Nostalgici. Son quelli che camminano verso il futuro con lo sguardo rivolto al passato. Quelli che si rendono conto che il futuro è una cosa che non conosci e' che 9 su 10 finisce sempre col tradirti e che invece il passato è una cosa che conosci benissimo, che non ti può tradire e che e' calda e accogliente. Quelli che si rendono conto che il passato è fatto di sogni e il futuro di concretezza. Fanno sempre cricca con i Traditi. Sono io.

- I Fedeli alla Linea. Sono quelli che sanno cosa vogliono dalla vita e rinunciano a tutte le possibilità che questa offre loro affinché non vengano "distratti" da esse. Sono quelli che invecchiano soli piuttosto che con una compagna di "circostanza". Sono quelli che aspettano al caldo di un camino che brucia solitudine un qualcosa che probabilmente non arriverà mai. Li ammiro.

- Gli Accontentati. Sono quelli che arrivano ad essere soddisfatti di ciò che passa il convento. Quelli che casa e chiesa, quelli che la vigilia di Natale dai tuoi e il giorno di Natale dai miei. Quelli che la vera rivoluzione è l'abitudine, la consuetudine. Mi terrorizzano. Perché sembra che tutte le altre categorie convergano verso questa.

- I Tesi. Quelli che corrono via dai pensieri, liquidando il tutto con la completa, totale, irrevocabile immersione nelle cose della vita. Sono quelli che ti telefonano dopo pranzo alla Domenica pomeriggio dicendoti se hai finito di sbrigare quella
pratica, che altrimenti lunedì sono nella cacca. Quelli il cui cervello è perennemente impegnato nella risoluzione di problemi sciocchi, quelli che prima il dovere e poi il piacere, quelli che seppelliscono i desideri che sono in loro sotto una montagna di cose "assolutamente da fare". Quelli che scappano da se stessi pensando di riuscire a prendersi in giro. Uno dei vantaggi dell'esser fancazzista è quello di non poter fare questa fine.

- I Delusi. Quelli che hanno creduto così tanto in una persona da renderla perfetta ai loro occhi. L'impatto col mondo reale li trasforma in Nostalgici o nei casi peggiori in Traditi. Avevo la loro tessera al partito.

- I Nichilisti. Opposti ai Fedeli alla Linea, prendono ogni volta che possono. Sono persone con un enorme buco dentro che tentano di riempire in ogni modo ed in qualunque maniera, anche a scapito di un'altra persona. Sono quelli per cui una
scopata è una scopata e basta. Mi fanno schifo.

Avrò dimenticato qualcosa? Sicuramente. Ma comunque ora devo andare. L'iPod ha cominciato a suonare "Sweet home Alabama" e sento che sto per partire per l'ennesimo viaggio nei ricordi.

Vi mandero' una cartolina.