11.24.2004

Road Trip. Part two. Subtitle: Neapolis.

Mi sveglio di buon ora, mi alzo e faccio le mie abluzioni. Poi saluto mio cugino che si sveglia, guarda l'orologio e fa in tempo a dire "Vaffanculo, é prestissimo" prima di ricadere fra le braccia di Morfeo. Esco, dirigendomi a Termini dove ho il treno che parte alle 7:30.

Il treno parte in orario, mi apposto nella carrozza di prima declassata a seconda, un po' come l'Eurostar per Taranto che é uno di quelli vecchi, un "primo declassato a secondo" appunto. Come forse anche Taranto, chissa'.

Faccio una telefonata a mia madre, che mi dice che mio papa' ha fatto le analisi pre-operatorie, i test allergologici, i test per l'anestesia e dato che c'era ha pure rinnovato la patente B e che stanno tornando a casa. Lo avrebbero ricoverato la domenica successiva per operarlo il lunedi' mattina.

Sento che i pensieri in background di cui dicevo prima tornano a ripartire, ma io li fotto e mi addormento.

Poco prima di arrivare a Napoli vengo svegliato dal cellulare del controllore che mi cade suun ginocchio.
"Mi scusi, la ho disturbata?"
"No, aspettavo lei guardi..."
"Mi faccia vedere il biglietto prego"
"Va bene ma non me lo rovini che mi é costato un sacco".
Mi affaccio al finestrino e tiro su la tendina.

Napoli. O' Vesuvio. Il mare. Bellissimo. Il "caffe' del professore", il cappuccino freddo, la pizza, Pino Daniele, il limoncello. E la Galleria nonmiricordocomesichiama (Federico II ?), il Maschio Angioino, i videoregistratori col mattone dentro comprati all'autogrill, via Caracciolo, i quartieri Spagnoli, il Vomero, Toto', a' Caremar. Qualche ricordo di una vacanza fatta a Napoli una vita fa riaffiora in mente.

Mi alzo, mi sgranchisco le gambe faccio due passi. Intanto il treno si ferma alla prima stazione di Napoli venendo da Roma (non me le ricordo mai le fermate di Napoli... Piazza Garibaldi é quella sottoterra ma le altre? Campi Flegrei e Mergellina, puo' essere? Boh...). Mi incammino verso le porte che si aprono per prendere un po' d'aria di mare e mi domando affacciandomi fuori dalla porta come sia vivere a Napoli, che mi sono fatto prendere tanto dalle città venete e che alla fine non ho passato il giusto tempo nella città di Pulcinella. Provo a fare mente locale sui posti che ho visto di Napoli. Mi viene in mente subito l'incubo che é Napoli quando ci vai in macchina. Io ci arrivai da Salerno e dovevo raggiungere il Monaldi, che é un ospedale partenopeo. Ne ho girati di ospedali, oh, se ne ho girati. Ad ogni modo il casellante di non mi ricordo cosa (la tangenziale? mboh, non mi ricordo se é Napoli o Torino che hanno la tangenziale che si paga) mi disse "Guarda uaglio' e facile: all'incrocio gira a sinistra." Non incontrai mai un incrocio. In compenso mi ritrovai a Camaldoli, patria di Giovanni d'Auria che ho conosciuto attraverso Elio e le Storie Tese. Dormimmo in auto alla fine (arrivammo a Napoli nella notte), e al mattino dopo scoprii che se io non avevo trovato il Monaldi, il Monaldi aveva trovato me. Maometto era con me quel giorno.

Chissa' come é la vita a Napoli. Chissa' se somiglia di piu' al bronx che i media descrivono o piu' alle commedie di De Filippo. Io spero la seconda. Avere come dirimpettaio un nobiluomo che mi parla del rito e dei segreti per fare un buon caffe' con la napoletana sarebbe un sogno. Ecco, fare il caffe' con la napoletana: una cosa che devo assolutamente imparare.

E intanto Napoli ricomincia a correre veloce fuori dai finestrini. Mi viene in mente Giansanti, napoletano verace, il mio compagno di branda durante il servizio militare. Uno dei pochi vantaggi del servizio di leva é che la situazione fuori del mondo in cui ti fa vivere ti permette di incontrare tantissima umanità e di sviluppare un senso di cameratismo, di "comunione" con gli altri commilitoni, che raramente ho trovato sinora. E poi e' bello perche' ti trovi in mezzo a ragazzi di strada, a laureati, a studenti e a tutte le sfumature possibili tra i vari insiemi. E impari tante cose. Anche da chi non sospetteresti mai. Io per esempio ho imparato tante cose da questo Giansanti, il pescatore di Bacoli.

Mentre penso a queste cose il treno é gia' arrivato a Battipaglia. E nella mia testa ogni pensiero (drammatico e non) lascia spazio ad una enorme, morbida, bianca mozzarella di bufala. E li' la mozzarella di bufala resta, almeno fino a Metaponto, quando, iniziandomi ad avvicinare al petrolchimico di Taranto vengo colto dalle zaffate di civiltà industriale che solo tarantini, veneziani (anzi mestrini) e genovesi conoscono. Inizio a respirare l'aria di casa, fatta di mare, di ricordi e di polveri fini marchiate ILVA.


Arrivo in stazione, scendo, prendo l'autobus che mi porta a casa. Ai tempi del liceo quell'autobus (il 3) mi ha sempre fatto aspettare un sacco di tempo. E' bello vedere che nel tempo certe cose non cambiano.


Arrivo a casa, citofono, prendo l'ascensore salgo. Entro in casa. Prima di ogni altra cosa mia mamma mi chiede se ho mangiato. Che bello essere a casa. :)

Il resto della giornata scorre in famiglia, e, fatta eccezione per qualche magone dettato dalle condizioni di contorno va tutto bene. Siamo bravi a tenere botta. Mio fratello va con mia madre a Lecce perche' deve regolare non so cosa con il padrone di casa, io vado con mio padre a giocare con un Vectorworks che non vuole saperne di vedere il dongle. Il pomeriggio scorre via sereno, tanto che mi attacco anche ad iChat e faccio due chiacchiere con lory e sercap.

Road Trip. Part One. Subtitle: Rome.

Sono ancora nel letto, ebbro dei miei gas, sono circa le 7 e 15 e sto cercando il coraggio di mettere le zampine fuori dal letto, che, si sà, laffuori é un brutto mondo e certe mattine grige e nuvolose ti sbattono in faccia la cosa con la forza di un merluzzo pescato un mese fa lasciato fuori dal congelatore. Dopo qualche minuto, parte la sveglia, "Beautiful Day" degli U2 e io penso che l'iPod che é attaccato allo stereo ha davvero uno strano senso dell'umorismo.

Mi alzo (Solo una persona sa la corretta pronuncia del mio "alzo"... :P) trascinandomi verso la tapparella per controllare che sia davvero tutta alzata, sperando che entri un po' piu' di luce in camera. Guardo fuori e, oltre l'impalcatura che hanno tirato su per rifare la canna fumaria, vedo un piccolo scorcio di Firenze.

Il mio scorcio su Firenze é costituito da una specie di corte interna sulla quale affacciano le cucine dei palazzi del mio isolato. Insomma ogni mattina, un po' come la storia dell'autobus, guardando dalla finestra vedo le altre persone che fanno colazione in cucina.

Stamattina vedo un tizio con un orrorifico pigiama verde pisello modello brucomela che, grattandosi pensierosamente i santissimi, guarda nella mia direzione. Mi stropiccio gli occhi e continuo a guardarlo: barba lunga, sguardo ebete, capelli pochi. Sembra una creatura scappata da un qualche zoo di Manila. Nonostante il pantalone sia lungo, ha una gamba dello stesso tirata su all'altezza del ginocchio, il giusto da far intravedere un calzino di spugna grigia ed un pezzo di peloso polpaccio. Mi domando il perché di tale strano abbigliamento che va ad aggravare una situazione peraltro ampiamente compromessa in partenza. Contemporaneamente sento freddo al polpaccio destro. Mi guardo la gamba e scopro di avere il pantalone tirato su all'altezza del ginocchio.

Mi dirigo verso il bagno per fare "barba e bidé, presto che perdo il tram" pensando ai vantaggi intrinsechi che un serio investimento in vetri antiriflesso comporta.

Faccio il mio e arrivo in facoltà, dove ricomincio a fare quello che si vuole laureare, e la mattina scorre serena tra un registro delle lezioni, un caffe' alla macchinetta, quattro chiacchiere con gli amici e la solita seduta terapeutica al prof, che continua a dirmi che io sono fortunato a non avere i problemi che ha lui.

Poi squilla il telefono.

Maramao 2.O mi avvisa che il Maramao Alfa (il maschio dominante della nostra famiglia, mia mamma insomma) gli ha appena comunicato che il papa' e' stato ricoverato in ospedale e che lui dalla Firenze del Sud sta convergendo verso l'ospedale stesso, invitandomi a fare lo stesso quam citius.

Ecco, sapete quella sensazione a metà tra il senza parole, il cagotto e lo stupore? Ecco, esatto quella li'. Beh, non é piacevole.

Mio fratello mi dice che non devo preoccuparmi consapevole che ogni volta che mi si dice che non devo preoccuparmi io mi preoccupo. Sembra quasi che la frase "non preoccuparti" sia stata fatta apposta per mandare una persona in agitazione. Io vado avanti e cerco di affrontare le cose come meglio mi riesce: ridendone. Penso che mio papa' per essere finito li' stavolta la ha davvero fatta incazzare di brutto la mamma. In background intanto corrono pensieri un po' piu' drammatici. Riesco tuttavia a correre piu' veloce di loro.

Faccio un salto a casa, il tempo di fare una valigia minimale, e mi dirigo verso la stazione, approfittando della disponibilità logistica di Eddy, un mio "parigrado" di architettura, che si offre di portarmi in stazione in auto.

Arrivo in stazione, faccio il biglietto alle macchinette automatiche, corro al binario, perdo il treno, sto fermo un turno, ed aspetto il successivo.

Il successivo parte in orario, ma poi arrivato oramai alle porte di Roma, il locomotore va in avaria. 30 e passa minuti di ritardo, il minimo necessario affinche' riuscissi a perdere la coincidenza per la città natìa. Eggia' perche' dalle 16 in poi non ci sono piu' treni che da Roma portano a Taranto. Mi rincuoro al pensiero che faranno il ponte sullo stretto. Cosi' anche i siciliani potranno provare la sensazione dei pugliesi.

Avviso mio fratello e lui mi dice che non devo preoccuparmi (quando lo ridice mi riscappa un vaffanculo" tra i denti :P) che la situazione e' sottocontrollo, e mi dice che mio papa' sta facendo gli esami del caso per la preparazione all'intervento che si sarebbe tenuto il lunedi' successivo, che c'e' lui a curare la logistica e che alla fine non avrebbe fatto differenza se fossi arrivato quella sera o l'indomani mattina.

Telefono alla sezione romana della mia famiglia per chidere ospitalita' per quella notte e opto per casa di mio cugino, studente universitario pure lui, perche' so che se andassi a casa di uno degli zii, loro passerebbero tutta la notte a cucinare e io a mangiare.

E li' commetto L'Errore, ovvero alla domanda "Che ci fai qui?" rispondo dicendo che il papa' deve essere operato e che devo raggiungerlo. Mi rendero' conto dell'Errore solo quando questo un paio di giorni dopo si riverbererà sul WE.

Dopo esser finalmente riuscito a parlare con mio padre, e che il discorso con lui torna a vertere su temi universitari, mi tranquillizzo, perche' se riesce a stracciarmi i maroni vuol dire che sta bene.

Mio cugino decide per distrarmi di portarmi fuori a camminare per Roma. Iniziamo a camminare senza meta,
salendo e scendendo in modalità random dalla metro (dove continuo a cadere, non c'é verso non mi ci abituero' mai alle sue partenze...) e cosi' dalla Appia finiamo sulla Merulana prima, in piazza Venezia poi. E intanto parliamo. Lui sta preparando una tesina sulle reti neurali e quindi ci trastullavamo con argomenti inerenti al tema. O, meglio, abbiamo cominciato da li' per poi finire a parlare di lumache. Dopo aver postulato che non c'e' abbastanza introspezione nelle persone perche' manca il tempo necessario per farlo (e quando c'é il tempo manca la voglia causa stanchezza), ci si é trovati concordi nell'affermare che una lumaca é fortunata perché, muovendosi lentamente ed avendo una sorta di lag mostruoso tra pensiero ed azione, ha un sacco di tempo per pensare a quello che sta facendo e quindi di correggere l'azione quando essa e' ancora in divenire. Il tutto perche' il neurone della lumaca viaggia alla stessa velocita' del neurone umano, solo che la lumaca non ha riflessi, una persona ne ha fin troppi, e spesso questi sfuggono alla giusta ponderazione.



*Nota a margine*

Mentre camminavamo pensavo che Roma é bellissima. E' davvero la città eterna. Ogni volta che ci vado vedo sempre cose nuove. Uno potrebbe viverci una vita senza vederla tutta. Non c'e' città che io abbia visto (e ne ho viste & vissute di città) che regga il confronto.

Roma é grande. Roma é magica. Roma é affascinante. Roma é... ..troppa. Non si riesce a "metabolizzare" quello che vedi perché prima di riuscirci vieni immediatamente catturato da qualcos'altro. Troppa roba e troppa vertiginosa varietà di temi cui chi passeggia, volente o nolente, viene esposto.

Temi non sempre gradevoli. A non piu' di 5 minuti a piedi dal palazzo della provincia, c'é una Birreria (Peroni?) nella quale strada c'eran un sacco di persone della Roma bene. Io e mio cugino ci siamo passati in mezzo per vedere l'effetto che fa. Girato l'angolo c'era han entnmmn frqhgn cre green pba ha ntb vasvyngb va ha oenppvb. Mi ha fatto male. Non tanto le singole scene in se', quanto il fatto che accadessero cosi' vicine l'una all'altra. Con un battito di ciglia passavo dal vedere l' "alta società" alla disperazione. In assoluta normalità, e non in un quartiere periferico, ma in un posto che penso sia definibile come "in". Non che cose del genere ci siano solo a Roma, ma solo a Roma le ho viste accadere cosi' "vicine". Insomma, Roma non mi ha dato il tempo di scegliere cosa vedere, me lo ha in qualche modo sbattuto in faccia e basta.

Preso com'ero sa sti pensieri dopo un paio di minuti mi trovo ad incrociare Remo Girone. Lo guardo per diversi minuti, non perché ne sia un fan, quanto perche' ero ancora preso dai pensieri di cui sopra. E intanto Roma girava ancora piu' veloce con le sue "sorprese" e io faticavo a starle dietro.

D'un tratto mio cugino si accorge del mio stato di trance e mi dice: "Cosa dici, vendichiamo il commissario Cattani?"e io lo guardo e rido, trovando in mio cugino e nel "nostro" modo di dire cazzate la mia ancora di salvezza nel mare vorticoso di quella metropoli.

E li capisco che io non sarei mai capace di viverci, ne' li', né a Milano, ne' a Londra, ne' a Berlino. Sono fatto per il paesotto, per la provincia insomma. E poi mi viene in mente una scena del film "Caterina va in citta'", in cui un cugino di Caterina decanta le meraviglie della provincia in confronto alla città.

E capisco che non c'e' verso, e' vero.

*Fine Nota a Margine*


Insomma dove ero arrivato? Ah si', le lumache. Ecco ad un certo punto, mentre uscivamo dalla metro e passavamo davanti al Brancaccio, mi viene in mente che Apple uso' le lumache in un suo spot. Mi cugino mi parlava del fatto che li' c'era andato a vedere Gigi Proietti ma non ha avuto molto tempo per parlarne. Avevamo incontrato Futura Grafica. Entro e, salito al primo piano, penso che se la televisione ingrassa internet fa molto di piu'. Cavolo dal Web sembrava piu' grande sto negozio. Mi accontento e inizio a curiosare, partendo ovviamente dall'iMac G5. Veramente brutto. Nulla di lontanamente paragonabile all'iLamp. Progettato bene, linee pulite, nulla da dire. Penso che come design questo era l'iMac che mi aspettavo quando il CRT stava per essere pensionato. Da questo punto di vista e' impossibile non pensare ad una involuzione rispetto all iLamp. Ci metto le mani su e inizio a spippolare. C'e' GarageBand installato e finalmente lo posso vedere anche io. Clicco sulla chitarra e aspetto. Aspetto. Aspetto. E poi aspetto ancora. Alla fine parte, ma io mi sento demotivato a continuare. Il G5 con poca RAM (256) si comporta mooooolto peggio di un G4. il mio iLamp é piu' veloce a parita' di RAM. Mi inorgoglisco. E passo oltre. Powerbook 17". La prima volta che lo vedo dal vivo. Il sottile fascino del superfluo mi assale e penso a quelli che aspettano il Powerbook G5, domandandomi che cavolo di lavoro facciano se riescono a bersi tutta la potenza di calcolo di quella macchina dallo schermo immenso. Boh. Avvio iChat, inserisco il mio screenname, fletto i muscoli e sono nel vuoto. Controllo la posta, la controlla mio cugino e poi veniamo controllati da uno dei commessi. :P

Usciamo dal locale, andiamo a mangiare un Kebab e poi torniamo a casa. Vado a nanna perché domani ho il treno presto (e per 2 ore di passeggiata ho visto fin troppo).

11.22.2004

Start Me Up

Ecco oramai il danno é fatto. Ho un (altro) blog anche io. :P