Road Trip. Part two. Subtitle: Neapolis.
Mi sveglio di buon ora, mi alzo e faccio le mie abluzioni. Poi saluto mio cugino che si sveglia, guarda l'orologio e fa in tempo a dire "Vaffanculo, é prestissimo" prima di ricadere fra le braccia di Morfeo. Esco, dirigendomi a Termini dove ho il treno che parte alle 7:30.
Il treno parte in orario, mi apposto nella carrozza di prima declassata a seconda, un po' come l'Eurostar per Taranto che é uno di quelli vecchi, un "primo declassato a secondo" appunto. Come forse anche Taranto, chissa'.
Faccio una telefonata a mia madre, che mi dice che mio papa' ha fatto le analisi pre-operatorie, i test allergologici, i test per l'anestesia e dato che c'era ha pure rinnovato la patente B e che stanno tornando a casa. Lo avrebbero ricoverato la domenica successiva per operarlo il lunedi' mattina.
Sento che i pensieri in background di cui dicevo prima tornano a ripartire, ma io li fotto e mi addormento.
Poco prima di arrivare a Napoli vengo svegliato dal cellulare del controllore che mi cade suun ginocchio.
"Mi scusi, la ho disturbata?"
"No, aspettavo lei guardi..."
"Mi faccia vedere il biglietto prego"
"Va bene ma non me lo rovini che mi é costato un sacco".
Mi affaccio al finestrino e tiro su la tendina.
Napoli. O' Vesuvio. Il mare. Bellissimo. Il "caffe' del professore", il cappuccino freddo, la pizza, Pino Daniele, il limoncello. E la Galleria nonmiricordocomesichiama (Federico II ?), il Maschio Angioino, i videoregistratori col mattone dentro comprati all'autogrill, via Caracciolo, i quartieri Spagnoli, il Vomero, Toto', a' Caremar. Qualche ricordo di una vacanza fatta a Napoli una vita fa riaffiora in mente.
Mi alzo, mi sgranchisco le gambe faccio due passi. Intanto il treno si ferma alla prima stazione di Napoli venendo da Roma (non me le ricordo mai le fermate di Napoli... Piazza Garibaldi é quella sottoterra ma le altre? Campi Flegrei e Mergellina, puo' essere? Boh...). Mi incammino verso le porte che si aprono per prendere un po' d'aria di mare e mi domando affacciandomi fuori dalla porta come sia vivere a Napoli, che mi sono fatto prendere tanto dalle città venete e che alla fine non ho passato il giusto tempo nella città di Pulcinella. Provo a fare mente locale sui posti che ho visto di Napoli. Mi viene in mente subito l'incubo che é Napoli quando ci vai in macchina. Io ci arrivai da Salerno e dovevo raggiungere il Monaldi, che é un ospedale partenopeo. Ne ho girati di ospedali, oh, se ne ho girati. Ad ogni modo il casellante di non mi ricordo cosa (la tangenziale? mboh, non mi ricordo se é Napoli o Torino che hanno la tangenziale che si paga) mi disse "Guarda uaglio' e facile: all'incrocio gira a sinistra." Non incontrai mai un incrocio. In compenso mi ritrovai a Camaldoli, patria di Giovanni d'Auria che ho conosciuto attraverso Elio e le Storie Tese. Dormimmo in auto alla fine (arrivammo a Napoli nella notte), e al mattino dopo scoprii che se io non avevo trovato il Monaldi, il Monaldi aveva trovato me. Maometto era con me quel giorno.
Chissa' come é la vita a Napoli. Chissa' se somiglia di piu' al bronx che i media descrivono o piu' alle commedie di De Filippo. Io spero la seconda. Avere come dirimpettaio un nobiluomo che mi parla del rito e dei segreti per fare un buon caffe' con la napoletana sarebbe un sogno. Ecco, fare il caffe' con la napoletana: una cosa che devo assolutamente imparare.
E intanto Napoli ricomincia a correre veloce fuori dai finestrini. Mi viene in mente Giansanti, napoletano verace, il mio compagno di branda durante il servizio militare. Uno dei pochi vantaggi del servizio di leva é che la situazione fuori del mondo in cui ti fa vivere ti permette di incontrare tantissima umanità e di sviluppare un senso di cameratismo, di "comunione" con gli altri commilitoni, che raramente ho trovato sinora. E poi e' bello perche' ti trovi in mezzo a ragazzi di strada, a laureati, a studenti e a tutte le sfumature possibili tra i vari insiemi. E impari tante cose. Anche da chi non sospetteresti mai. Io per esempio ho imparato tante cose da questo Giansanti, il pescatore di Bacoli.
Mentre penso a queste cose il treno é gia' arrivato a Battipaglia. E nella mia testa ogni pensiero (drammatico e non) lascia spazio ad una enorme, morbida, bianca mozzarella di bufala. E li' la mozzarella di bufala resta, almeno fino a Metaponto, quando, iniziandomi ad avvicinare al petrolchimico di Taranto vengo colto dalle zaffate di civiltà industriale che solo tarantini, veneziani (anzi mestrini) e genovesi conoscono. Inizio a respirare l'aria di casa, fatta di mare, di ricordi e di polveri fini marchiate ILVA.
Arrivo in stazione, scendo, prendo l'autobus che mi porta a casa. Ai tempi del liceo quell'autobus (il 3) mi ha sempre fatto aspettare un sacco di tempo. E' bello vedere che nel tempo certe cose non cambiano.
Arrivo a casa, citofono, prendo l'ascensore salgo. Entro in casa. Prima di ogni altra cosa mia mamma mi chiede se ho mangiato. Che bello essere a casa. :)
Il resto della giornata scorre in famiglia, e, fatta eccezione per qualche magone dettato dalle condizioni di contorno va tutto bene. Siamo bravi a tenere botta. Mio fratello va con mia madre a Lecce perche' deve regolare non so cosa con il padrone di casa, io vado con mio padre a giocare con un Vectorworks che non vuole saperne di vedere il dongle. Il pomeriggio scorre via sereno, tanto che mi attacco anche ad iChat e faccio due chiacchiere con lory e sercap.
Il treno parte in orario, mi apposto nella carrozza di prima declassata a seconda, un po' come l'Eurostar per Taranto che é uno di quelli vecchi, un "primo declassato a secondo" appunto. Come forse anche Taranto, chissa'.
Faccio una telefonata a mia madre, che mi dice che mio papa' ha fatto le analisi pre-operatorie, i test allergologici, i test per l'anestesia e dato che c'era ha pure rinnovato la patente B e che stanno tornando a casa. Lo avrebbero ricoverato la domenica successiva per operarlo il lunedi' mattina.
Sento che i pensieri in background di cui dicevo prima tornano a ripartire, ma io li fotto e mi addormento.
Poco prima di arrivare a Napoli vengo svegliato dal cellulare del controllore che mi cade suun ginocchio.
"Mi scusi, la ho disturbata?"
"No, aspettavo lei guardi..."
"Mi faccia vedere il biglietto prego"
"Va bene ma non me lo rovini che mi é costato un sacco".
Mi affaccio al finestrino e tiro su la tendina.
Napoli. O' Vesuvio. Il mare. Bellissimo. Il "caffe' del professore", il cappuccino freddo, la pizza, Pino Daniele, il limoncello. E la Galleria nonmiricordocomesichiama (Federico II ?), il Maschio Angioino, i videoregistratori col mattone dentro comprati all'autogrill, via Caracciolo, i quartieri Spagnoli, il Vomero, Toto', a' Caremar. Qualche ricordo di una vacanza fatta a Napoli una vita fa riaffiora in mente.
Mi alzo, mi sgranchisco le gambe faccio due passi. Intanto il treno si ferma alla prima stazione di Napoli venendo da Roma (non me le ricordo mai le fermate di Napoli... Piazza Garibaldi é quella sottoterra ma le altre? Campi Flegrei e Mergellina, puo' essere? Boh...). Mi incammino verso le porte che si aprono per prendere un po' d'aria di mare e mi domando affacciandomi fuori dalla porta come sia vivere a Napoli, che mi sono fatto prendere tanto dalle città venete e che alla fine non ho passato il giusto tempo nella città di Pulcinella. Provo a fare mente locale sui posti che ho visto di Napoli. Mi viene in mente subito l'incubo che é Napoli quando ci vai in macchina. Io ci arrivai da Salerno e dovevo raggiungere il Monaldi, che é un ospedale partenopeo. Ne ho girati di ospedali, oh, se ne ho girati. Ad ogni modo il casellante di non mi ricordo cosa (la tangenziale? mboh, non mi ricordo se é Napoli o Torino che hanno la tangenziale che si paga) mi disse "Guarda uaglio' e facile: all'incrocio gira a sinistra." Non incontrai mai un incrocio. In compenso mi ritrovai a Camaldoli, patria di Giovanni d'Auria che ho conosciuto attraverso Elio e le Storie Tese. Dormimmo in auto alla fine (arrivammo a Napoli nella notte), e al mattino dopo scoprii che se io non avevo trovato il Monaldi, il Monaldi aveva trovato me. Maometto era con me quel giorno.
Chissa' come é la vita a Napoli. Chissa' se somiglia di piu' al bronx che i media descrivono o piu' alle commedie di De Filippo. Io spero la seconda. Avere come dirimpettaio un nobiluomo che mi parla del rito e dei segreti per fare un buon caffe' con la napoletana sarebbe un sogno. Ecco, fare il caffe' con la napoletana: una cosa che devo assolutamente imparare.
E intanto Napoli ricomincia a correre veloce fuori dai finestrini. Mi viene in mente Giansanti, napoletano verace, il mio compagno di branda durante il servizio militare. Uno dei pochi vantaggi del servizio di leva é che la situazione fuori del mondo in cui ti fa vivere ti permette di incontrare tantissima umanità e di sviluppare un senso di cameratismo, di "comunione" con gli altri commilitoni, che raramente ho trovato sinora. E poi e' bello perche' ti trovi in mezzo a ragazzi di strada, a laureati, a studenti e a tutte le sfumature possibili tra i vari insiemi. E impari tante cose. Anche da chi non sospetteresti mai. Io per esempio ho imparato tante cose da questo Giansanti, il pescatore di Bacoli.
Mentre penso a queste cose il treno é gia' arrivato a Battipaglia. E nella mia testa ogni pensiero (drammatico e non) lascia spazio ad una enorme, morbida, bianca mozzarella di bufala. E li' la mozzarella di bufala resta, almeno fino a Metaponto, quando, iniziandomi ad avvicinare al petrolchimico di Taranto vengo colto dalle zaffate di civiltà industriale che solo tarantini, veneziani (anzi mestrini) e genovesi conoscono. Inizio a respirare l'aria di casa, fatta di mare, di ricordi e di polveri fini marchiate ILVA.
Arrivo in stazione, scendo, prendo l'autobus che mi porta a casa. Ai tempi del liceo quell'autobus (il 3) mi ha sempre fatto aspettare un sacco di tempo. E' bello vedere che nel tempo certe cose non cambiano.
Arrivo a casa, citofono, prendo l'ascensore salgo. Entro in casa. Prima di ogni altra cosa mia mamma mi chiede se ho mangiato. Che bello essere a casa. :)
Il resto della giornata scorre in famiglia, e, fatta eccezione per qualche magone dettato dalle condizioni di contorno va tutto bene. Siamo bravi a tenere botta. Mio fratello va con mia madre a Lecce perche' deve regolare non so cosa con il padrone di casa, io vado con mio padre a giocare con un Vectorworks che non vuole saperne di vedere il dongle. Il pomeriggio scorre via sereno, tanto che mi attacco anche ad iChat e faccio due chiacchiere con lory e sercap.


