Sono single, laureato, precario ed insicuro: lo dicono i dati di una recente ricerca dell'Eurispes. E se non fosse perché la fuori di laureati, precari ed insicuri come me ce ne sono tanti (circa il 67% delle persone tra i 30 ed i 39 anni - ne ho 28, ma mi metto avanti col peggio preparandomi ad entrare in un certo ordine di idee...) il quadretto sarebbe davvero da brivido. Cresciuti a pane e posto fisso, ci siamo ritrovati in tempi talmente brevi da non rendercene conto, a dover fare i conti con una nuova era: quella della flessibilità a tutti i costi, del trionfo dell'interinale e degli stage infiniti che non prevedono compensi. Così, tra una sostituzione lampo ed un bel tre mesi di prova, regaliamo lavoro a prestazioni minime e al massimo qualche complimento. Che non solo non bastano a campare, ma mettono alla prova anche il più robusto degli ottimismi. Siamo i trentenni-e-passa dipendenti, non da una azienda, ma da mamma e papà.
Corriamo a batter cassa in casa per non rischiare di trovarci oscurati: che si tratti della bolletta della luce o (nel caso di poveracci più borghesi) del canone di Sky, di una ricerca su Internet che, guarda caso, ci serve proprio per approdare ad un altro lavoro interinale; del cellulare oramai esausto che, se non lo ricarichi, ti consente solo le chiamate di emergenza. Siamo i figli sfigati della Legge Biagi, un'armata Brancaleone senza comandante, una forza lavoro senza fissa dimora,: per noi il contratto a tempo indeterminato é sempre più una figura mitologica, come la figa per un allievo ingegnere. E che dire della pensione? Sacrosanto diritto fino a pochi anni fa, sarà l'optional più evanescente del nostro futuro: da una vacanza in stile nonno yankee, al sole della Florida, a essere ottimisti, dovremo ripiegare su uno sgangherato alberghetto ad una stella in Riviera. E non aiuta neanche la geografia: abitassimo a Parigi, saremmo degli splendidi bohemien. Qui siamo semplicemente il popolo dei precari, pagati poco o pochissimo: quando va bene lo stipendio é di mille euro al mese netti e spesso senza una cadenza fissa. Giriamo in bicicletta, preferibilmente un semi catorcio a prova di ladro. A meno che, ovviamente, non si parli di Firenze, in cui si é democratici fino in fondo, persino nel fottere biciclette (inciso: quella fiorentina é una razza mediamente stronza). O, alla peggio, con i mezzi pubblici: perennemente in ritardo e sempre stracolmi di passeggeri, assicurano tuttavia una partenza ed un arrivo.
Se siamo andati a vivere da soli, siamo costretti ad organizzare la nostra vita in 30 metri quadrati scarsi. E dal trend attuale non si scappa: quasi uno stipendio, se si va in affitto. Se si sceglie la soluzione suicida dell'acquisto, prepariamoci ad una intera vita di rate per liberarci dall'incubo del mutuo e per fare propri quei pochi metri quadri rigorosamente arredati con mobili sbarcati come UFO dal Grande Nord, sull'onda di una geniale intuizione: mascherare il caro, vecchio truciolato, dietro nomi tanto impronunziabili quanto quelli dei giocatori del Göteborg. Un pop style da ricomporre pezzo per pezzo, manco si trattasse del mitico Lego dell'infanzia. Ma non il Lego classico, no, quello Technics, quello più stronzo. Siamo la GI, la Generazione Ikea, i forzati del minimalismo (nel senso del male minore) sempre e comunque.
Destabilizzati su tutto il fronte ci rimangono due alternative: l'autocommiserazione, che comunque non porta soldi, o fare outing della nostra forza. Precari sì, ma con orgoglio. Orgoglio precario diviene quindi il nostro motto, ve la siete proprio voluta. Se prima avremmo potuto essere più accomodanti, più disponibili ed "obbedienti", oggi tira aria di auto affermazione. D'altro canto, ci avete portato voi a questo punto: datori di lavoro che si sono immediatamente assuefatti al karma "tanto c'é la fila lì fuori", politici che non sanno tenere conto delle nostre esigenze di lavoratori perché non sono essi stessi dei lavoratori (vaffanculo Berlusconi vaffanculo).
Piccoli imprenditori che fanno milioni con i 10 € che riescono a sottrarre alle nostre prestazioni. "Ricordati, i miliardi si fanno con le mille lire". Ma i miliardi sono i tuoi, le mille lire le mie. A me rimane solo la presa per il culo. Avremmo almeno bisogno di investirne qualcuno in un sogno, se i sogni dopo i 30 esistono ancora.
Quale era il vostro sogno, cari stronzi trentenni all'ascolto?
La domanda é puramente retorica, so che non risponderete nemmeno questa volta.
Che stronzi sareste senno'? Bravi, siate fedeli alla vostra linea.
Stronzi.