10.22.2005

Chuso.

Questo Blog chiude.
Apre invece www.maramao.org.

Ciao stronzi.

9.27.2005

Pling Plong...

Sto arrivando, abbiate fede cari bot...

7.16.2005

L'estate si avvicina. Ma io sono piu' veloce di lei.

7.13.2005

Maramao incontra il Podcast. Ma non lo riconosce.

Primo esperimento di Podcast. Non so mica se ci sia del buono dentro. "Ma ciascuno di noi lascia una traccia" come disse lo stronzo scivolando nel cesso. "Almeno fino a quando qualcuno non tira lo scarico", gli risposi.

Ho una pessima dieta, lo ammetto.

Clicca qui (~10 MB) [Courtesy of Radio NG]

7.08.2005

Maramao Bush e le rotelle.

E si continua col gioco al massacro. Ma noi abbiamo altro a cui pensare. Tipo a Bush, che gli hanno appena tolto le rotelle dalla bicletta. D'altronde ha dato piu' volte prova di non averle le rotelle. Uno che stava per morire mentre mangiava un biscotto. Eh.


Per la serie "i cazzi cambiano ma i culi son sempre gli stessi" ripropongo questo pezzo dei Pink Floyd. Chi posta il titolo della canzone vince un barile di petrolio. Postate numerosi (seh, credici).



Take all your overgrown infants away somewhere
And build them a home, a little place of their own.
The Fletcher Memorial
Home for Incurable Tyrants and Kings.

And they can appear to themselves every day
On closed circuit T.V.
To make sure they're still real.
It's the only connection they feel.
"Ladies and gentlemen, please welcome, Reagan and Haig,
Mr. Begin and friend, Mrs. Thatcher, and Paisly,
"Hello Maggie!"
Mr. Brezhnev and party.
"Scusi dov'è il bar?"
The ghost of McCarthy,
The memories of Nixon.
"Who's the bald chap?"
"Good-bye!"
And now, adding colour, a group of anonymous latin-
American meat packing glitterati.

Did they expect us to treat them with any respect?
They can polish their medals and sharpen their
Smiles, and amuse themselves playing games for awhile.
Boom boom, bang bang, lie down you're dead.

Safe in the permanent gaze of a cold glass eye
With their favorite toys
They'll be good girls and boys
In the Fletcher Memorial Home for colonial
Wasters of life and limb.

Is everyone in?
Are you having a nice time?
Now the final solution can be applied.

Maramao, iMovieHD e Berlusconi.

Segnatevelo subito, la frase chiave di questo post è "abbiamo perso la capacità di premere pausa".

Silenzio in sala, occhio di bue che mi fanno pendant con le corna e si comincia.

Immaginate una mappa. Immaginate di voler fare una mappa che riproduca in maniera assolutamente fedele e dettagliata una qualunque zona del pianeta, fosse anche la vostra camera. Immaginate di non voler accettare compromessi sulla quantita' e sulla qualita' dei dettagli della mappa stessa. Immaginate anche Berlusconi che rimane chiuso in una stanza con 5 negroni vogliosi. C'entra un cazzo, ma questo è il mio blog e voi finchè siete qui a leggere fate quello che dico io e non stracciate i maroni. Alla fine del vostro lavoro avrete una dettagliatissima, precisissima ed inutilisima mappa, visto che questa sara' di dimensione 1:1 con la camera stessa e non servira' quindi ad un cippa. Oddio magari ci potete fare un aereoplanino, salirici a bordo e volare via. Che figata che sarebbe. Ma non divaghiamo, stiamo sul pezzo.

Qualcosa di molto simile sta capitando nel mondo che circonda ciascuno di noi, ma questa volta nella mappa non ci troviamo lo spazio ma il tempo, e il media non è la carta ma la memoria digitale. Facciamo un esempio molto semplice, continuando sempre a pensare a Berlusconi con i negroni, mi raccomando: mamma e pap' comprano una telecamerina con il fine di documentare il primo anno del figlioletto che si concretizza poi nel filmare qualunque cosa, qualunque rigurgito e qualunque fonema emesso dallo stesso. Registreranno talmente tanto materiale (le memorie digitali costano davvero molto poco)che non ci sono abbastanza ore in una giornata per fruire di una maratona video del genere. C'era un tempo in cui i decifit tecnologici in qualche modo contribuivano ad una caotica selezione darwinistica del (poco) materiale registrato: cassette che si smagetizzavno, pellicole ingiallite, diapositive che prendono fuoco messe nel proiettore (mio padre è un genio) (e io ho preso tutto da lui). Ma oggi? Oggi la qualita' del filmato è HD (High Definition), i supporti digitali hanno una capienza virtualmente infinita, i software sono alla portata di tutti. Prendete iMovie ad esempio. Con una facilità tendente alla dipendenza, ti permette di montare e rimontare "Again and again" qualunque contributo video.

Ora proviamo ad aumentare la scala dell'esempio e inseriamo altri 100 negroni nella camera con Berlusconi. Pensate ad una grande azienda, una sola, quante informazioni produce. E poi pensate a quante aziende esistono al mondo, a quanti hard disk si riempiono di informazioni tutte backuppate almeno in duplice copia. Collasseremo prima o dopo, è fisiologico. Come il buco del culo di Berlusconi, esatto, bravissimi.

Ma torniamo su una scala piccola, personale. Manno' lasciamoli i negroni con Belusconi, dai, sono giovani devono divertirsi. Ciascuno di noi finira' con l'avere un archivio personale di tutto quello che gli è successo e gli sara' implicitamente tolta la possibilità di dimenticare. Che se è un bene per certi versi, per molti altri è un male. Prendete me per esempio. *Sospiro*.

Ora vi saluto, vado a mettermi in fila per Berlusconi.

E commentate, stronzi.

P.s. - Salutone a ciemmerre: le venete mi hanno sempre dato grandi soddisfazioni. Al punto che non riesco a dimenticarle.

5.25.2005

Maramao e l'iPod

E insomma, io sono qui in questro treno che corre verso sud e ho i Negrita che dall'iPod mi cantano che andare a Sud non é mica bruttto. Come se avessi bisogno di loro per crederci. Mah. Ad ogni modo é una giornata di fine maggio, una di quelle che ti da l'anteprima di quella che sarà l'aria che respirerai nella oramai imminente estate. Ma trenitalia no. Trenitalia deve ostentare il suo impianto di condizionamento, deve farti sentire freddo uguale, facendo uno sfoggio di potenza freonica che mette a dura prova anche quella spessa coltre di grasso entro cui mi sono rifugiato. E' colpa di Trenitalia se la gente ingrassa, lo fa per sopravvivere al freddo dei loro Eurostar, dovremmo fare una class action contro di loro. E magari dato che ci siamo chiedere anche che qualche volta i treni non facciano ritardo. Seh vabbé, lasciamo perdere.

E insomma mi metto l'iPod scelgo la playlist "Primizie" che poi sono le ultime canzoni che ci carico dentro (e mediamente le prime che ci tiro fuori). Vediamo cosa succede.

E comincia male.

- Che cosa fai?
- Vivo
- Quando sei in forma?
- Scrivo
- Hai uno scopo?
- Credo.
- Sei felice?
- Mavaffanculo, tu, Cecchetto, la tua moto, Gimmefive, l'iPod e io che ti ci ho caricato dentro. E dato che ci siamo fanculo pure alle Bananarama. Mi son sempre state sul culo, dovevo dirlo, sono 28 anni che sto covando questo odio.

Eh, però mi piace sta canzone. Ma tanto_tanto_tAnto_tAnto_tAnto. Jovanotti mi ricorda i tempi in cui ero giuovane e piacente (anche io sono stato leone) e rimasi stregato dalla sua musica che una volta tanto era diversa da Baglioni, Ramazzotti, Venditti, Rossi. Fu una folgorazione scoprire che esisteva della musica in cui il testo aveva la precedenza assoluta sulla musica, in cui potevi anche parlare senza cantare. Una panacea per gli stonati come me. Bei tempi.

Cesars, Jerk it out.

Cazzo saranno mai i Cesars? Boh, davvero non lo so, la canzone (orecchiabilissima) mi é arrivata da un ad dell'iPod. Che tralaltro é davvero bello. Le pubblicità Apple, esattamente come il packaging, sono curatissime nei dettagli. Ecco, diciamo che la cura é a livello tale che non mi stupirei di sapere che Apple si rivolga ad Apple per la promozione del brand. E insomma in questa pubblicità di vedono delle silouhette nere iPod dotate che ballano dopo essersi opportunamente dotate di cuffiette sulle note della canzone di cui dicevo prima. E io penso silouhette, che é una bella parola, é che non so perché ma secondo me é una parola sexy. Ma poi penso che in effetti intorno a me io sono pieno di silouhette che si muovono: silouhette di persone, coperte di un qualche tipo di brand o di magliette ancora piu' discutibile (tipo quelle magliette con su scritto "de puta madre" che io trovo davvero opinabili, per quanto debba ammettere siano estremamente coerenti con le persone che le indossano - ci deve essere un certo qual tipo di stronz-pride che va autoaffermandosi attraverso questa epidemia di outing di cotone al centopercento). Ma per brand intendo qualunque cosa, tipo, prendiamo il tipo seduto davanti a me in questo momento mentre scrivo che io alzo gli occhi e che lo guardo e che non é per nulla un bello spettacolo. E cosa mi fa questo qui? Mi va in giro con l'Unità e con una improbabile copia di un libro di Nietzche (Al di là del bene e del male) e gli occhialini che sembra l'Ufficiale superiore del Maresciallo Rocca che non mi ricordo come si chiama ma insomma quello li'. Ecco io vedo una silouhette, solo che al posto dell'iPod e della musica ci sono rispettivamente un libro di Nietzche e le dichiarazioni di Rutelli (vaffanculo Rutelli vaffanculo) (sono bipartisan). La persona dov'é? Boh. E' tutto nero, non ci vedo nulla, non mi fa vedere nulla, spiccano solo i brand, intendendo "brand" nella accezione piu' ampia possibile. Ma so che avete capito cosa intendo, visto che la cultura di chi legge é medio-stronza.

Risponderete mai ad mio post, stronzi?

Di sicuro una persona non lo farà piu'. Non é mica facile stare con uno come me. E nemmeno un cuore grande come il mondo sembra sia sufficiente. E questo non fa per nulla bene alla mia autostima. Pazienza.

"Come fare a dirti che non c'é più spazio per progetti che tanto non gli abbiamo mai fatti che sarebbe stupido e siamo solamente incomprensione e lacrimeeeeEeEeee" - Abitudine, Subsonica.

Vaffanculo iPod, ti spengo e ti dimentico. Mai ascoltare musica quando sei in bad mood, devi avere il giusto setting per gustarla. Ma che cazzo dico?

Ciao stronzi, alla prossima, io torno a lasciare che il sole mi depuri da tutte quelle stronzate, da tutto quel muschio cerebrale che si forma quando abiti in ambienti malsani lontani, appunto, dal mare.

5.17.2005

Maramao e la G.I.

Sono single, laureato, precario ed insicuro: lo dicono i dati di una recente ricerca dell'Eurispes. E se non fosse perché la fuori di laureati, precari ed insicuri come me ce ne sono tanti (circa il 67% delle persone tra i 30 ed i 39 anni - ne ho 28, ma mi metto avanti col peggio preparandomi ad entrare in un certo ordine di idee...) il quadretto sarebbe davvero da brivido. Cresciuti a pane e posto fisso, ci siamo ritrovati in tempi talmente brevi da non rendercene conto, a dover fare i conti con una nuova era: quella della flessibilità a tutti i costi, del trionfo dell'interinale e degli stage infiniti che non prevedono compensi. Così, tra una sostituzione lampo ed un bel tre mesi di prova, regaliamo lavoro a prestazioni minime e al massimo qualche complimento. Che non solo non bastano a campare, ma mettono alla prova anche il più robusto degli ottimismi. Siamo i trentenni-e-passa dipendenti, non da una azienda, ma da mamma e papà.

Corriamo a batter cassa in casa per non rischiare di trovarci oscurati: che si tratti della bolletta della luce o (nel caso di poveracci più borghesi) del canone di Sky, di una ricerca su Internet che, guarda caso, ci serve proprio per approdare ad un altro lavoro interinale; del cellulare oramai esausto che, se non lo ricarichi, ti consente solo le chiamate di emergenza. Siamo i figli sfigati della Legge Biagi, un'armata Brancaleone senza comandante, una forza lavoro senza fissa dimora,: per noi il contratto a tempo indeterminato é sempre più una figura mitologica, come la figa per un allievo ingegnere. E che dire della pensione? Sacrosanto diritto fino a pochi anni fa, sarà l'optional più evanescente del nostro futuro: da una vacanza in stile nonno yankee, al sole della Florida, a essere ottimisti, dovremo ripiegare su uno sgangherato alberghetto ad una stella in Riviera. E non aiuta neanche la geografia: abitassimo a Parigi, saremmo degli splendidi bohemien. Qui siamo semplicemente il popolo dei precari, pagati poco o pochissimo: quando va bene lo stipendio é di mille euro al mese netti e spesso senza una cadenza fissa. Giriamo in bicicletta, preferibilmente un semi catorcio a prova di ladro. A meno che, ovviamente, non si parli di Firenze, in cui si é democratici fino in fondo, persino nel fottere biciclette (inciso: quella fiorentina é una razza mediamente stronza). O, alla peggio, con i mezzi pubblici: perennemente in ritardo e sempre stracolmi di passeggeri, assicurano tuttavia una partenza ed un arrivo.

Se siamo andati a vivere da soli, siamo costretti ad organizzare la nostra vita in 30 metri quadrati scarsi. E dal trend attuale non si scappa: quasi uno stipendio, se si va in affitto. Se si sceglie la soluzione suicida dell'acquisto, prepariamoci ad una intera vita di rate per liberarci dall'incubo del mutuo e per fare propri quei pochi metri quadri rigorosamente arredati con mobili sbarcati come UFO dal Grande Nord, sull'onda di una geniale intuizione: mascherare il caro, vecchio truciolato, dietro nomi tanto impronunziabili quanto quelli dei giocatori del Göteborg. Un pop style da ricomporre pezzo per pezzo, manco si trattasse del mitico Lego dell'infanzia. Ma non il Lego classico, no, quello Technics, quello più stronzo. Siamo la GI, la Generazione Ikea, i forzati del minimalismo (nel senso del male minore) sempre e comunque.

Destabilizzati su tutto il fronte ci rimangono due alternative: l'autocommiserazione, che comunque non porta soldi, o fare outing della nostra forza. Precari sì, ma con orgoglio. Orgoglio precario diviene quindi il nostro motto, ve la siete proprio voluta. Se prima avremmo potuto essere più accomodanti, più disponibili ed "obbedienti", oggi tira aria di auto affermazione. D'altro canto, ci avete portato voi a questo punto: datori di lavoro che si sono immediatamente assuefatti al karma "tanto c'é la fila lì fuori", politici che non sanno tenere conto delle nostre esigenze di lavoratori perché non sono essi stessi dei lavoratori (vaffanculo Berlusconi vaffanculo).

Piccoli imprenditori che fanno milioni con i 10 € che riescono a sottrarre alle nostre prestazioni. "Ricordati, i miliardi si fanno con le mille lire". Ma i miliardi sono i tuoi, le mille lire le mie. A me rimane solo la presa per il culo. Avremmo almeno bisogno di investirne qualcuno in un sogno, se i sogni dopo i 30 esistono ancora.

Quale era il vostro sogno, cari stronzi trentenni all'ascolto?

La domanda é puramente retorica, so che non risponderete nemmeno questa volta.

Che stronzi sareste senno'? Bravi, siate fedeli alla vostra linea.

Stronzi.

Le storie di Maramao - UNO

Notte inoltrata.
Area di servizio a 250 metri.
Rallento, immettendomi nella corsia di decelerazione.
Mi fermo al margine estremo dell’area, sul confine tra l’autostrada ed il nulla.
Ruoto la chiave di pochi gradi in senso antiorario. Il motore, docile, si spegne lasciando riposare le sue parti meccaniche sino ad allora in veloce, costante e ripetitivo movimento. Posso sentire l’albero motore perdere la sua rotazione, la pressione scendere nel circuito frenante, il calore dissipato dal radiatore, gli ultimi moti meccanici che fanno vibrare il sedile. Ore. Minuti. Secondi. Anni. Attimi che ti si fermano nella memoria, anni che ti scivolano addosso senza che te ne renda conto.
Lo sguardo si posa sugli indicatori del cruscotto: il contagiri, il tachimetro, gli indicatori della temperatura dell’olio e del livello del carburante iniziano la loro lenta corsa verso lo Zero: qualcosa oltre esso li attrae come un magnete. Quel qualcosa attrae anche me.
Gli anabbaglianti si affievoliscono lasciando spazio a flebili luci di posizione. Posizione? In un’area di servizio deserta in notte buia?
Potrei essere ovunque in questo momento. Il nero é uniforme attorno a me: nero l’orizzonte oltre il parabrezza, nero il cielo attraverso il tettuccio: Nero. Qualche piccola fiamma di lontanissimi fuochi incontrati lungo la strada appare ancora in lontananza nel retrovisore: cerco di mettere a fuoco quei bagliori, ma, cercando di afferarli, mi sfuggono, evanescenti come ricordi. Forse non c’é mai stata alcuna fiamma e comunque ora si é spenta.
Nessun’automobile sfreccia lungo l’autostrada. Nessun rumore. Nulla. Non riesco nemmeno a sentire il mio respiro. Rumore bianco. Tutto é Rumore Bianco. Nero ha come suono il Rumore Bianco. Un concetto molto taoista, gli avrebbe detto.
Circondato dal nulla, poco prima di dissolvermi, avverto l’eco un suono sordo. E’ il mio cuore a battere forte. Mi dice di non smettere di sperare. Io vorrei poterlo spegnere e con lui quella speranza che mi impedisce di scoprire cosa ci sia dietro lo Zero. Ma non ci riesco, non vuole, non si é rassegnato.
Sorrido. Ruoto nuovamente la chiave, questa volta in senso orario. Il motore si riaccende, gli indicatori si allontanano dallo Zero, i fanali dissolvono il Nero ed illuminano nuovamente un orizzonte sì limitato, ma pur sempre un orizzonte. Faccio il pieno, lascio l’area di servizio e mi reimmetto in autostrada.
Schiaccio forte il pedale dell’acceleratore, vincendo una volta di più l’attrazione che Zero esercita sulla lancetta del tachimetro. Il rumore del motore copre nuovamente il Rumore Bianco, almeno fino alla prossima area di servizio.
Dopotutto da qualche parte questa lingua di asfalto dovrà pur finire e magari quando lo scoprirò finirà anche questa lunga notte.
Stupido, stupido cuore.

Maramao VS 10 scarabocchi

Un insetto vola verso una lampadina accesa. Nessuno sa perché sia così attratto dalla luce. Continua a sbattere contro il vetro caldo e continuerà a farlo fino a quando il troppo calore lo ucciderà. Chissà cosa pensa quando vola verso la luce, chissà cosa ci vede.
Dentro di me sento freddo adesso e all’improvviso sento le estremità del mio corpo tremare mentre premono queste lettere troppo ordinate con cui cerco in qualche modo di esprimere il gran casino che ho in testa. Chi sono io ? Sono un insetto che si sta bruciando mentre vola verso la sua verità: non sento dolore più di quanto ne senta ogni giorno, non sento la vicinanza della morte più di quanto la senta ogni volta che mi sveglia il rumore del suo freddo silenzio. Chissà magari la morte é davvero liberazione dell’anima, é davvero la Pasqua dell’uomo. Io non vedo l’ora di ritornare all’Uno, di colmare le mie inettitudini che mi portano a far soffrire chi ho intorno, di porre fine al disturbo che il mondo sembra avere per la mia presenza.
Nessuno. Non ho mai avuto nessuno attorno a me che sentisse quello che sento, che provasse quello che provo, che capisse quello che io non capisco. Tutti sono felici di essere quello che sono oppure tutti sono bravissimi a scappare da se stessi. Io. Cosa é IO? Esiste IO? Forse dovrei dire NOI. Perché IO non esiste, esiste NOI ma non IO. Non c’é tutto nell’IO. Solo nel NOI forse possiamo avere delle risposte, così come possiamo capire l’immagine di puzzle solo se ne posediamo tutti i pezzi; ciascun pezzo, l’IO, non vive senza un altro IO, non vive senza essere un NOI. Perché soffro quando vedo gli altri soffrire e nessuno soffre quando sono io a farlo? Perché sono solo? Perché? Perché non c’é risposta ai miei perché?
Aiuto. Non ho la forza di gridarlo, spero che qualcuno senta il mio sussurro. Mi stanno schiacciando. I numeri mi stanno schiacciando. Ovunque attorno a me vedo solo numeri. Tempo, Valore, Conoscenze, Musica: solo numeri, tutti servili ai quei 10 segni. Siamo tutti schiavi di 10 scarabocchi. 10 segni con cui esprimiamo ogni cosa. Riusciamo anche a esprimere i colori sottoforma di numeri. Io non riesco a comunicare attraverso i numeri. E forse é per questo che sono solo.
Tutti sentono ma pochi ascoltano. Perché? Perché passiamo tanto tempo davanti alla televisione, perché passiamo tanto tempo al telefono, perché passiamo tanto tempo in mezzo ai rumori? Perché il silenzio é stato bandito dalla nostra vita? Perché il rumore degli uomini copre il canto del mondo?

Perché dobbiamo sapere tutto per forza, perché dobbiamo poter parlare sempre su tutto? Perché preferiamo capire come funziona il mondo invece di contemplarne la perfezione? Perché l’uomo non capisce che lui non é il mondo ma solo parte del mondo?

Yangtien

Un tiepido pomeriggio d'estate. Seduta ad una scrivania sempre troppo piena di ninnoli sedeva, perdendosi nei suoi pensieri. Lui la osservava con curiosità, chiedendosi se il mondo in cui in quel momento viaggiava era tinto di tutte quelle sfumature di azzurro che con tanta passione stava spandendo sul foglio non più immacolato. Un vecchio Cd suonava la sua personale colonna sonora che la accompagnava sulle sue autostrade neuronali, dritte verso l'uscita "fantasia", direzione "sogno". Il vento che nel suo mondo aveva lo stesso colore del cielo e del mare si mischiava vorticosamente sul foglio assieme al giallo dei raggi solari: non il Sole ma la Luce, questo assieme il vento scuoteva ed agitava la sua anima.
198x87 cm da sistemare nella sua stanza in maniera tale da non togliere spazio al centro di essa, cosicché ella continuasse ad avere quel solido e sicuro scudo di aere intorno necessario perché potesse continuare a viaggiare nella sua sicura bolla di infinità capace di separarla dalla meschinità che la circondava: tali erano le dimensioni della sua più grande scrivania già in viaggio dal blocco sovietico, lì dove il padre stava ultimando un ciclo della sua vita.
Sorrideva perché pensava che nemmeno la scrivania più grande del mondo sarebbe riuscita a conservare un piccolo angolo libero dopo che tutti i suoi ninnoli vi fossero stati poggiati sopra. I ninnoli: oggetti inutili per lui, ma che per lei rappresentavano un ricordo, una sensazione, un ricordo che fa da trampolino di partenza per un nuovo viaggio fantastico. La guardava mentre lei fischiettando sceglieva la giusta gradazione di giallo per la rappresentazione pittorica di quello che prova quando, immersa nella Luce, chiude gli occhi per farsi trascinare dal vento.
La guardava seduto davanti a lei dall'altro lato della scrivania e capiva quanto fossero diversi, di una antitesi che per quanto grande non era ancora riuscita a separarli: erano lì, uno seduto su un capo del mondo e l'altra sull'altro. Si chiese se un giorno la distanza li avrebbe separati: poi sorridendo allungò le braccia verso di lei, le strinse le mani, si alzò e la baciò.

No, nessuna distanza sarebbe mai stata capace di separarli: il loro amore aveva le braccia più lunghe di qualunque scrivania li avesse potuti dividere.